La manovra “salva Italia” non soddisfa il mondo agricolo

“Da questo decreto per le imprese agricole tante tasse e niente sviluppo”. Questo il commento del presidente di Confagricoltura Mario Guidi alla manovra da 30 miliardi approvata ieri dal Consiglio dei ministri. “Quello varato da palazzo Chigi non possiamo considerarlo un provvedimento improntato all’equità”, si legge in una nota “Gli incentivi per l’Irap non riguardano i redditi agrari e quelli per l’aiuto alla crescita economica delle imprese non si applicano alla stragrande maggioranza delle aziende che operano in agricoltura. Inoltre, arriva la batosta dell’Imu sui fabbricati rurali, dimenticando che per noi sono mezzi di produzione, e si prevede una rivalutazione del loro valore attraverso una serie di moltiplicatori”. “Siamo fermamente convinti che serva rigore per risanare la situazione dei conti pubblici e per far ripartire l’economia – afferma il presidente di Confagricoltura – e il mondo agricolo, responsabilmente, non si tira indietro. Ma non può accettare di essere escluso dalle misure di rilancio di cui beneficiano gli altri settori economici. La manovra rischia di rendere la situazione delle imprese agricole, già di per sé difficile, ancor più drammatica”.
“Siamo pronti a sacrifici, ma vorremmo che accanto a misure fiscali e contributive fortemente onerose per i produttori agricoli ci fossero interventi mirati a ridare vigore alle aziende” – commenta – la Confederazione italiana agricoltori sottolineandone il “prezzo molto salato” per le imprese agricole, commenta la manovra varata ieri dal governo Monti. Secondo la Cia, le misure predisposte renderebbero più onerosa l’attività degli agricoltori, sia in quanto imprenditori, sia in quanto cittadini. “L’inasprimento delle misure fiscali, tributarie, contributive e previdenziali andrà a pesare in maniera grave su una situazione già alquanto complessa che vede migliaia di imprese agricole con l’affanno”. Sarebbe dunque opportuno, per la Cia, “controbilanciare questi interventi rigorosi con provvedimenti, anche a costo zero, per garantire gli indispensabili margini allo sviluppo”.
Critico anche il giudizio della Copagri (confederazione produttori agricoli) secondo la quale “La manovra varata dal Consiglio dei Ministri è per lo più improntata sull’aumento del carico tributario e quelle rare voci orientate ad una possibile ripresa non riguardano minimamente l’agricoltura”. La manovra sconterebbe poi l’assenza di equità e sviluppo, in particolare per il settore agricolo, colpito da nuove tasse ed escluso da “ogni tentativo di rilancio”.
Un decreto caratterizzato da “luci e ombre” è infine il parere di Confeuro che apprezza il capitolo sui tagli ai costi della politica, definiti un “buon inizio per restituire alle istituzioni una parte della credibilità persa in questi anni”, e commenta favorevolmente liberalizzazioni, istituzione di un fondo di garanzia per le Pmi, snellimento delle procedure previdenziali attraverso la riconduzione dell’Inpdap e dell’Enpals all’Inps e la volontà di sopprimere il Cnel. Molto positivo infine il giudizio di Confeuro sulla volontà di sbloccare 40 miliardi di investimenti per le nuove infrastrutture. Per quanto riguarda le “ombre” la confederazione esprime invece “forti perplessità” sulla riduzione dell’Irap per le imprese, “al momento forse non prioritaria”, e sulle misure volte a ridurre il debito e a favorire la crescita, definite “ancora troppo blande”.

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