La patata di Bologna ha ottenuto la Dop

La ”Patata di Bologna” conquista oggi per l’Italia una nuova Denominazione d’origine protetta (Dop) contro imitazioni e falsi in Europa. Bruxelles infatti, ha dato il via libera definitivo all’iscrizione nel Registro europeo delle Denominazioni d’origine e indicazioni geografiche protette ad un alimento legato da sempre al territorio bolognese. E questo grazie alle caratteristiche dei suoli particolarmente vocati, alla notevole attitudine qualitativa ed organolettica di alcune varieta’ ed alle tecniche colturali costantemente aggiornate, ma ormai tradizionali per molti produttori. La sua forma e un ovale allungato, la polpa e’ consistente e tende al giallo paglierino, la buccia e’ liscia e chiara. Secondo il rigido disciplinare autorizzato dall’Ue, la produzione della ”Patata di Bologna” Dop, ottenuta dalla varieta’ Primura, deve avvenire interamente – dalla coltivazione al confezione – nell’ambito della provincia di Bologna, applicando le conoscenze e le pratiche messe a punto in anni di ricerca, sperimentazione ed esperienza dai produttori locali.
Il legame tra il prezioso tubero e Bologna è antico. Arrivata in Europa dalle Americhe per oltre un secolo la patata venne considerata “frutto ” del diavolo, in quanto si sviluppa sotto terra, e venne coltivata nei giardini dei re di Francia solo per i suoi fiori.
Le cose cominciarono a cambiare grazie allo “Studio” bolognese dove veniva osservata nell’orto botanico dell’Università e nel 1657 il Botanico Giacinto Ambrosiani la descrisse come pianta medicamentosa, ma ancora non alimentare!
Fu nella seconda metà del 1700 che Pietro Maria Bignami, agronomo e proprietario di terreni, sollecitò l’Assonteria dell’Abbondanza (struttura annonaria dell’allora governo di Bologna) a diffondere la coltura della patata a scopo alimentare. Il passaggio delle truppe napoleoniche, e di seguito gli eserciti di mezza Europa,convinsero gli agricoltori bolognesi a coltivare patate per sfamare chi, senza troppi complimenti, si affacciava alle loro dimore, fin dentro le loro dispense, per chiedere, o meglio, prendere, il cibo che trovavano. Di seguito, l’agronomo Filippo Re e il Prof. Contri scrissero delle patate in diverse opere, ma fu il Cardinale Opizzoni che promosse e diffuse la coltura in tutta la provincia di Bologna, finchè un altro “grande”, il Bignardi, nella sua opera evidenzia come fossero stati necessari ben due secoli prima che la patata entrasse nelle abitutidini dei bolognesi e degli italiani.
Dopo la prima guerra mondiale, sempre nel bolognese, le patate erano coltivate su ben 4900 ettari e già allora le partite migliori prendevano la strada per l’esportazione in Germania, Svizzera e Francia. Negli anni ‘50, con lo sviluppo della meccanizzazione e con attrezzature inventate sul campo da ingegnosi artigiani locali, la patata ha mantenuto le sue superfici e ha sempre migliorato le sue produzioni anche durante gli anni d’oro della barbabietola da zucchero, del grano e del mais. Fra gli anni 60 e 70 si affermò, nel territorio bolognese, unica in Europa, la varietà “Primura”, selezionata in Olanda, e buona per tutti gli usi culinari; di seguito, a metà degli anni 70, nacque la prima e ancora unica “Borsa Patate”, luogo frequentato da produttori, commercianti e cooperatori, per stabilire i prezzi dei tuberi in campagna e nei magazzini di lavorazione e confezionamento.
E ora, dopo la nascita nel giugno del 2002 del Consorzio Patata di Bologna DOP, costola del vecchio Consorzio per la Patata Tipica di Bologna, l’ambito riconoscimento europeo.

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