La polveriera Rosarno tra immigrazione e lavoro nero

Raccolta cocomeri estate 2009Dopo gli scontri di ieri è continuata anche oggi la protesta degli immigrati africani a Rosarno (Reggio Calabria) che si sono abbandonati ad atti di vandalismo suscitando la protesta degli abitanti, mentre un cittadino rosarnese ha sparato in aria per disperdere un assembramento che si era formato davanti all’abitazione.
Una clima incandescente che pone ancora una volta al centro dell’attenzione l’annoso problema dell’immigrazione e del lavoro nero.
Da un lato il ministro dell’Interno Roberto Maroni, con il quale solidarizza il ministro Zaia, secondo il quale la rivolta degli extracomunitari a Rosarno e’ ”una situazione difficile”, determinata dal fatto che ”in tutti questi anni e’ stata tollerata, senza fare nulla di efficace, una immigrazione clandestina che da un lato ha alimentato la criminalita’ e dall’altro ha generato situazioni di forte degrado”. Dall’altro i sindacati che sottolineano come, troppo spesso, in agricoltura il lavoro degli immigrati extracomunitari sia al limite della schiavitù.
Sono circa 50.000, stimano infatti la Flai e la Cgil, i lavoratori extra-comunitari che in Italia vivono in una situazione di degrado del tutto simile a quella di Rosarno e solo in Calabria nel 2007 a fronte dei 6.400 autorizzati calcolano vi siano stati circa 20 mila lavoratori stranieri stagionali impiegati nel settore agricolo.
Flai e Cgil sottolineano poi il ricatto al quale i lavoratori extracomunitari sono sottoposti: ”le paghe da fame, gli orari di lavoro massacranti e le condizioni schiavistiche nelle quali vivono sono la diretta conseguenza di una politica che fino ad oggi ha preferito, per ovvie convenienze, perseguire le vittime piuttosto che i carnefici”. ”Per affrontare il problema che si e’ verificato a Rosarno bisogna cominciare a dire la verita’ – commenta Stefano Mantegazza segretario generale della Uila-Uil – gli immigrati, come quelli accampati nella piana di Gioia Tauro, alimentano in gran parte il lavoro nero del settore agricolo. Per prima cosa si deve dunque combattere questa condizione di sfruttamento e – ha proseguito – le aziende agricole devono assumere regolarmente tutti i lavoratori che siano immigrati o meno e pagare loro il salario contrattuale e la contribuzione obbligatoria”
Dalla Cia infine arriva la richiesta al Governo di aprire un Tavolo di confronto sul problema dell’immigrazione illegale in agricoltura che, proprio a causa delle organizzazioni criminali, e’ costretta a fronteggiare una vera emergenza diventata una vera e propria ”tratta” di esseri umani.

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