La razza bovina Agerolese,in pericolo per la Fao, produce latte per formaggi dop

Se il provolone del Monaco ha ottenuto la Dop, lo deve senz’altro al territorio, ai casari, al consorzio di tutela, agli allevatori, ma soprattutto alle bovine di razza Agerolese , definita dalla FAO “in pericolo” e quale patrimonio genetico unico e irripetibile è da salvaguardare e tutelare. La sua culla di origine è la zona dei Monti Lattari e della Penisola Sorrentina, area geografica in cui i Picentini esuli, sconfitti dai Romani nel 264 a.C., si stabilirono con i loro armenti e masserizie avviando, non senza grandi difficoltà, una discreta attività agricola ed un fiorente allevamento di bovini ad attitudine lattifera. Per le eccezionali produzioni e la qualità del latte, i Monti si meritarono il nome di “Lactaria Montes”. Da questo primo nucleo bovino, in seguito ai numerosi incroci effettuati con razze introdotte nei secoli successivi (Bretonne, Bruna Alpina, Jersey e Pezzata Nera Olandese) si è selezionata la razza che dal 1952, anno in cui fu presentato al Ministero dell’Agricoltura e delle Foreste lo standard, prende nome di Agerolese. Sulla base di descrizioni zoognostiche riportate in documenti storici che collimano perfettamente con lo Standard Ufficiale di razza, il bovino di razza Agerolese è “una vacca da latte … da un metro e trentacinque ad un metro e quaranta di altezza al garrese …, ha il mantello scuro con striscia più chiara sulla schiena…,i caratteri della buona lattaia: testa regolare e ben formata, corna sottili, pagliolaia poco sviluppata, dorso leggermente insellato, spalle e torace alquanto ristretti, grande sviluppo dell’addome, estremità piuttosto corte e robuste, mammelle sviluppatissime… Una buona lattaia dà dai diciassette ai diciotto litri di latte al giorno … nella buona stagione, quando abbonda il foraggio verde ed il clima incomincia a diventar più mite il latte diventa più aromatico …”.L’unicità del bovino di razza Agerolese è frutto della selezione di secoli che, influenzata da un ambiente avverso, privo di pascoli, spesso rappresentato da ricoveri di fortuna, ha fissato peculiari caratteri di rusticità e resistenza e ha fatto in modo che, nonostante una scadente alimentazione “frascame”, questo bovino fosse in grado di produrre una discreta quantità di latte dalle eccellenti caratteristiche organolettiche, destinato in larga parte alla trasformazione. Infatti, a causa delle caratteristiche geo-morfologiche del territorio dei Monti Lattari e della Penisola Sorrentina, del latte ivi prodotto ben poco era destinato al consumo diretto, la maggior parte veniva trasformato dalle abili mani dei casari del territorio, in numerosi prodotti lattiero-caseari quali burro, fiordilatte e formaggi stagionati, quali caciocavalli e provoloni. La scelta di produrre prevalentemente prodotti stagionati fu dettata dalla necessità di spostare il commercio nella vicina città di Napoli, dal momento che il formaggio, alimento troppo costoso per i contadini della zona, non trovava un suo mercato.E qui nasce la storia forse pittoresca, ma considerando gli scenari dove si svolge e gli attori che la animano credibile, del Provolone del Monaco. L’impervietà dei collegamenti faceva si che la via migliore per raggiungere Napoli fosse quella del mare: un viaggio lungo e faticoso che iniziava nel cuore della notte. I provoloni, trasportati a dorso dei muli fino alle spiagge, venivano caricati su imbarcazioni a remi e qui contadini, improvvisati commercianti, per ripararsi dall’umidità del mare e della notte erano soliti coprirsi con un grande mantello simile al saio indossato dai monaci. Una volta giunti a Napoli, la gente che lavorava al mercato presso il porto iniziò a chiamare il trasportatore, il Monaco, ed il suo formaggio, il Provolone del Monaco. Il Provolone del Monaco è un formaggio semi-duro a pasta filata, stagionato, dalla tipica forma di melone, prodotto con latte proveniente da vacche allevate nell’area geografica dei Monti Lattari sulla Penisola Sorrentina.Le razze bovine presenti attualmente sul territorio sono in maggior parte la Frisona, la Bruna Alpina e l’Agerolese ed in minor misura la Pezzata Rossa, la Jersey e la Podolica, allevate prevalentemente a stabulazione fissa e solo in alcuni casi al pascolo. Nel passato, prima che gli allevatori decidessero di introdurre nei loro allevamenti la razza Frisona, considerata la regina delle produzioni, il bovino presente iin molte stalle del comprensorio era il bovino di razza Agerolese.In passato, si è parlato e discusso tanto su come intervenire per impedire la scomparsa della razza Agerolese che con il prodotto a cui storicamente è legata, il Provolone del Monaco, è espressione della cultura e dell’economia di un territorio ma ben poco si è realizzato.Almeno fino a quando grazie agli sforzi congiunti di appassionati idealisti che hanno riportato alla ribalta il problema, di tenaci allevatori che hanno impedito che la razza scomparisse e dell’APA di Napoli coadiuvata dal Dipartimento di Scienze Zootecniche e ispezione degli Alimenti della Facoltà di Medicina Veterinaria di Napoli, il 1 gennaio 2001 è stato dichiarato concluso il primo censimento della razza bovina Agerolese: 103 soggetti adulti (85 vacche, 18 tori) e 97 manzette. Oggi dai risultati delle ultime valutazioni effettuate nel 2008 la popolazione totale ha raggiunto i 600 capi, compreso il giovane bestiame. http://www.provolonedelmonacodop.it

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