La superficie media delle imprese agricole e’ inferiore a 8 ettari:parcellizzazione ostacolo alla meccanizzazione

Un sistema agricolo caratterizzato da una parcellizzazione produttiva molto spinta – la superficie medie delle aziende è inferiore a 8 ettari contro i 41 della Francia, i 53 del Regno Unito e 46 della Germania –ha determinato la diffusione di mezzi meccanici di potenza ridotta e ha causato, negli ultimi anni, una contrazione della domanda italiana di trattrici. Sono queste le caratteristiche principali del nostro sistema agromeccanico, quali emergono dal rapporto “Combinazioni di sviluppo tra agricoltura e industria della meccanizzazione agricola in Italia”, curato da Nomisma e presentato oggi a Eima International 2010 dal presidente Unacoma, Massimo Goldoni, nel corso di un convegno al quale sono intervenuti l’onorevole Paolo Russo presidente della Commissione Agricoltura della Camera dei Deputti; il vicepresidente di Coldiretti Mauro Tonello; Antonio Caliceti, presidente di Confagricoltura Bologna; Aldo Bonomi, vicepresidente Confidustria; Adriana Mauro del Ministero dello Sviluppo. “Il settore della meccanizzazione – ha detto Goldoni aprendo i lavori – ha una doppia anima: vive pienamente la realtà dell’industria meccanica e vive in pari grado la realtà del mondo agricolo, legando i propri destini all’andamento del settore primario, agli effetti della politica agricola nazionale e comunitaria, all’andamento dei redditi delle imprese agricole.” E la nostra agricoltura sta attraversando una fase particolarmente delicata: fra il 2003 e il 2007 è stato perso oltre il 14,5% delle imprese mentre si stima che, soltanto quest’anno, ne saranno dimesse 50mila. Difficoltà che si riverberano anche sui produttori di macchine agricole, per i quali il 2009 è stato un “annus horribilis” con un calo della produzione pari al 35%. E tra i principali ostacoli allo sviluppo dell’agricoltura italiana, non ci sono soltanto le caratteristiche dimensionali ed economiche delle nostre aziende agricole – le imprese di capitali, con manager delegati alla gestione sono appena lo 0,9% del totale (Nomisma) – ma anche un sistema di incentivi (per il comparto agricolo e meccanico) eccessivamente burocratizzato. “Quello italiano è uno dei sistemi agricoli più sviluppati d’Europa ma esiste un problema di redditività – hanno spiegato le associazioni di categoria degli agricoltori – e la burocrazia non aiuta; le procedure sono spesso tortuose, finendo per diventare un disincentivo”. La strada è quella di puntare sull’innovazione; un terreno sul quale la meccanizzazione può rappresentare un prezioso alleato. “Non è vero che in Italia ci sono troppe macchine e attrezzature agricole – hanno aggiunto le associazioni di categoria -. Le aziende hanno bisogno delle meccanizzazione anche per rafforzare la loro struttura dimensionale e valorizzare i prodotti della nostra terra.”
Ma il sottodimensionamento delle imprese è un fenomeno che interessa l’intero sistema produttivo nazionale e non soltanto il settore agricolo. “Quando Marchionne, che pure non rappresenta le posizioni di Confindustria né della totalità degli imprenditori italiani, sostiene che in Italia esiste un problema di competitività – ha detto Aldo Bonomi, vicepresidente di Confindustria – ha ragione. L’ossatura della nostra economia è formata dalle PMI: rappresentano il 98,5% del totale delle aziende. Stando così le cose è fondamentale promuovere la collaborazione tra le aziende e fare reti d’impresa, fare sistema. Ed è proprio in questa direzione che ci stiamo muovendo come Confindustria”.

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