La viticoltura si dibatte tra burocrazia e prezzi bassi

”Un tecnico di cantina deve dedicare il 25% del suo tempo ad aspetti burocratici”. E’ la denuncia del direttore generale di Assoenologi, Giuseppe Martelli, in occasione dell’apertura del 65/mo Congresso dell’associazione a Merano, in provincia di Bolzano. Si tratta di un quarto del totale del tempo che un enologo dedica alla cantina, ”un impegno inammissibile, con costi enormi – aggiunge Martelli – Gia’ nel 1986 facevamo presente che era assurdo che la dichiarazione delle superfici vitate dovesse essere fatta alla Camera di commercio che i vigneti venissero controllati dagli Ispettorati che la politica vitivinicola venisse stabilita dalla Regione ed i controlli affidati a vari enti. Tutte entita’ che tra loro non si parlano e che quindi agiscono in modo autonomo”. Per questo Assoenologi auspica ”una pronta concretizzazione dello sportello unico”. Per la precisione, l’associazione ha contato 21 uffici differenti con cui una cantina deve interfacciarsi. ”Recentemente sono entrati in gioco anche gli uffici comunali – prosegue il direttore di Assoenologi – tutti enti che sono chiamati a fare controlli e verifiche, che sono anche di competenza delle Asl, che piombano in cantina, magari in periodo di vendemmia, con squadre diverse, per verificare le stesse cose”. La lunga lista dei controllori non si esaurisce qui, secondo Assoenologi: ”nel processo intervengono anche i tecnici dell’Arpa, l’Icqrf, i Nas, le Guardie forestali, la Guardia di finanza. Senza contare che in cantina possono capitare anche i Vigili del fuoco, la Polizia municipale, quella provinciale, e gli uffici degli ex Uma che erogano e monitorano le quantita’ di gasolio agricolo utilizzato”.
Ma non c’è solo la burocrazia a pesare sul settore.
”Il 2009 – ha detto il presidente di Assoenologi, Giancarlo Prevarin – e’ stato un anno da dimenticare” per la viticoltura italiana che ha registrato un crollo dei prezzi delle uve all’ingrosso compresi tra il 20 ed il 40%, rispetto al 2008, spuntando ”prezzi da acqua minerale e la stessa musica e’ valsa anche per le contrattazioni dei vini, quando ci sono state”. E’ una situazione che Prevarin definisce ”paradossale”, dal momento che ”al consumo, al ristorante in particolare – precisa – continuano ricarichi superiori di cinque volte”. A fronte di questi dati, ”l’unica valvola di sfogo rimane l’export, segmento in cui nel 2009 si e’ registrata la massima schizofrenia dei mercati, ”con un incremento del 6,2% nei volumi ed un decremento del 6,1% nei valori, facendo ritornare il prezzo medio al litro indietro di sei anni, con un decremento rispetto all’anno precedente di ben l’11,6%. Se questo andamento – prosegue Prevarin – perdurera’ per tutto il 2010 mettera’ in crisi diverse entita’, strozzate anche dal mancato credito da parte delle banche e dalla crescente insolvenze dei clienti”. Assonologi poi avverte che questa situazione si sta negativamente ripercuotendo anche sul valore dei vigneti, fatta eccezione per alcune ‘isole felici’, ”mediamente il valore delle superfici vitate e’ sceso dal 2006 al 2009 del 20%”. La strategia per uscire dalla crisi, secondo il direttore di Assoenologi, Giuseppe Martelli e’ ”uscire dal guscio” e fare squadra: ”solo lasciando da parte personalismi e territorialismi il vino italiano puo’ rimanere leader sui mercati”.

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