Lactalis all’ANSA: Scorretto cambiare le regole, aperti a nuovi investitori

Lactalis giudica scorretto, per la ‘conquista’ di Parmalat, cambiare le regole in corsa ed e’ aperta a condividere il progetto con altri investitori mentre non ha come obiettivo quello di mettere le mani sul miliardo e 400 milioni che il gruppo di Collechio custodisce grazie alle transazioni con le banche responsabili del crac. A parlare di tutto questo con l’ANSA, e’ il deputy general manager di Lactalis e presidente del gruppo Lactalis Italia, Antonio Sala.
DOMANDA. Il decreto del CdM quanto disturba il vostro intervento in Parmalat?
RISPOSTA. E’ una questione da avvocati. Noto pero’ che Parmalat la facolta’ di attendere 180 giorni per approvare il bilancio ce l’ha nello statuto e non l’ha utilizzata. Noi abbiamo fatto un investimento rilevante e l’abbiamo fatto rispettando tutte le regole. Pensiamo che non si possano cambiare le regole del gioco in corsa. Crediamo anche che qualunque legge debba poi essere coerente alle regole Ue di cui tutti facciamo parte. Lactalis ha investito in modo trasparente e nel rispetto delle leggi, dichiarando sin da subito che l’obiettivo e’ sviluppare un progetto industriale di lungo periodo, che salvaguardi gli asset produttivi della societa’, la filiera del latte ed i dipendenti, senza alcuna finalita’ speculativa. Il gruppo e’ molto rispettoso dei Paesi in cui opera. Lactalis non produce e non distribuisce latte confezionato in Italia e riteniamo che le attivita’ di Parmalat e Lactalis siano complementari. Da italiano faccio fatica a capire la preoccupazione nei confronti di un investitore industriale che ha gia’ dimostrato di avere a cuore, anche, in Italia le attivita’ dell’intera filiera agro-alimentare. Il progetto Parmalat e’ ben distinto dalle altre attivita’ del gruppo in Italia. E’ interessante guardare alla storia del gruppo nel nostro Paese. Il numero dei Paesi in cui il marchio Galbani e’ presente nel mondo e’ raddoppiato, solo nel 2010 i volumi di esportazione del marchio sono aumentati del 17%. L’azienda e’ rimasta italiana e da’ lavoro a oltre 3300 persone. Non sono state fatte delocalizzazioni, gli investimenti industriali sono aumentati del 50%. Inoltre, una serie di produzioni che prima Galbani aveva affidato a terzi sono state riportate qui. Questo significa tutelare il valore dell’italianita’, prodotti, posti di lavoro, valorizzare la filiera, rispettare il territorio e far lavorare le economie locali. Queste sono le cose importanti: la difesa dell’italianita’ delle aziende e non la nazionalita’ dell’azionista.
D. Come giudicate l’ipotesi di spostare l’assemblea a fine giugno?
R. Non siamo d’accordo e il nostro obiettivo rimane fermo. Siamo interessati a sviluppare un progetto che valorizzi Parmalat ed esprima appieno le potenzialita’ di crescita del business. Crediamo che anche altri azionisti possano condividere il nostro progetto e contribuire al successo. D. Indiscrezioni parlano di contatti in corso tra Besnier, Ferrero e Intesa SanPaolo. Sono veri questi rumors? Sono previsti incontri?
R. Non commentiamo per policy indiscrezioni di mercato.
D. Siete disponibili a trattare con un’eventuale cordata italiana?
R. Siamo disponibili, come abbiamo dichiarato sin dall’inizio, a condividere il nostro progetto con altri investitori che come noi siano intenzionati a portare il brand e i prodotti Parmalat in tutto il mondo puntando sull’innovazione di prodotto e l’ espansione verso nuovi mercati. Siamo un gruppo aperto e sarebbe sciocco non valutare progetti interessanti.
D. Che strategie di sviluppo vedete per il gruppo di Collecchio? Parmalat diventera’ la filiale italiana di Lactalis?
R. Nessuna fliale. Riteniamo che tutte le funzioni produttive e strategiche debbano rimanere in Italia e a Collecchio. Vogliamo contribuire al rafforzamento di Parmalat, rispettando e valorizzando le risorse manageriali e tutte le professionalita’. Metteremo a disposizione capacita’ e conoscenze. Il nostro contributo e’ quello di un azionista che opera su scala internazionale in settori con rilevanti sinergie.
D. Continuerete ad acquistare latte dagli allevatori italiani, anche se il latte in Italia costa piu’ che in Francia e nel resto della Ue?
R. La gestione della raccolta del latte e’ uno dei punti di forza del gruppo Lactalis, cosi’ come il rispetto dei produttori locali ovunque operi. L’Italia e’ un Paese deficitario di latte e ne importa quasi il 50%. Faccio l’esempio di Galbani: acquistava il 40% del proprio fabbisogno di latte in Italia, dopo l’acquisizione nel 2006 da parte del gruppo Lactalis la societa’ ha aumentato la quota di latte italiano al 60%. Oggi il mix d’acquisto di Lactalis Italia e’ addirittura piu’ italiano di quello di Parmalat.
D. Come pensate di destinare quel miliardo e 400 milioni di euro che Parmalat ha in cassa? Quanto per Parmalat e quanto per Lactalis?
R. Quelle risorse finanziarie sono di Parmalat e saranno destinate unicamente ad investimenti per far crescere il valore del gruppo Parmalat e per acquisire nuove realta’. Non intendiamo fare l’operazione per la cassa, questo e’ certo. Ho letto tante fantasie sulla stampa, per esempio la vendita di Galbani a Parmalat. Le escludo nella maniera piu’ categorica.
D. Che tipo di operazione pensate di realizzare? Il mercato ormai si attende un’Opa.
R. Non la riteniamo necessaria per realizzare il nostro progetto industriale. (di Nicola Capodanno) (ANSA)

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