L’agricoltura amica di Kyoto

Le tematiche dell’agricoltura del terzo millennio al Forum “Futuro fertile” di Confagricoltura a Taormina : il “post Kyoto” soprattutto e cioe’ il futuro della politica per il contenimento delle emissioni di gas serra dopo anche il parziale fallimento del Vertice di Copenaghen di dicembre. “Da Copenaghen ad oggi – ha affermato il presidente di Confagricoltura Federico Vecchioni – l’agricoltura e’ stata soggetta ad attacchi veri e propri tutti tesi a mettere in risalto il suo (presunto) ruolo nella produzione di gas climalteranti. Mettendo sotto accusa la produzione agricola e zootecnica. Non accettiamo questa logica e gia’ oggi abbiamo portato dati che dimostrano quanto sia fuorviante questa linea e quanto invece l’agricoltura stia gia’ facendo nella sfida al cambiamento climatico e quanto puo’ fare in avvenire con le opportunita’ offerte dalla green economy”.
Le emissioni di gas serra da parte dell’agricoltura, ha spiegato, sono di gran lunga molto ridotte rispetto alle fonti primarie (produzione di energia e trasporti) e anche l’impatto della zootecnia e’ molto inferiore rispetto a quello che alcuni studi hanno messo in rilievo. “E’ vero piuttosto – ha ribadito – che l’agricoltura ha contenuto negli ultimi anni le emissioni in Europa piu’ di quanto hanno fatto gli altri settori. Ogni accusa al settore primario e’ quindi ingiusta ed ingiustificata”. Mentre si dovrebbe discutere piuttosto – appunto nella definizione del ‘post Kyoto’ – del fatto che l’agricoltura e’ l’unica attivita’ produttiva che contribuisce a ridurre l’immissione in atmosfera di gas che creano l’effetto serra. Con le coltivazioni che sequestrano l’anidride carbonica e con le pratiche ecocompatibili; senza contare il fatto che grazie all’enorme potenzialita’, ancora inespressa, di produzione di energia da fonti rinnovabili agricole, il settore potrebbe arrivare a produrre circa un quinto della energia nazionale da fonti rinnovabili richiesta all’Italia in base agli impegni comunitari ed essere anche autosufficiente dal punto di vista energetico. In pratica gli agricoltori potrebbero facilmente arrivare a produrre da se’ tra il 50 ed il 100 per cento dell’energia che gli occorre. Con un notevole contributo anche in termini di sostenibilita’ dei processi produttivi. Tutto questo, e’ stato detto, va anche incentivato in un quadro di policies a livello comunitario coerenti e compatibili con lo scenario di sviluppo di un’agricoltura moderna che appunto contribuisce alla produzione di energia da fonti rinnovabili riducendo la dipendenza dall’estero e favorendo l’ambiente. (fonte AGI)

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