L’agricoltura paga il calo dei consumi, meglio l’industria

bancarella frutta verduraAgricoltura sempre più sacrificata nella catena del valore della filiera che chiude un 2013 segnato da un calo dei consumi interni del 4% in valore, dal maltempo e dalla chiusura di 33 mila imprese pari al 4,4%. Tiene meglio l’industria alimentare con una crescita dell’1,5% di aziende pari a 802. E’ la fotografia scattata da AgroOsserva, l’osservatorio Ismea-Unioncamere sulla congiuntura dell’agroalimentare presentato questa mattina al ministero delle Politiche agricole. Sul fronte dei consumi la flessione del 2,1% dei quantitativi acquistati restituisce l’immagine di un Paese alle prese con un’ulteriore perdita del potere d’acquisto, costretto a ricorrere a modelli di consumo low cost. L’industria alimentare regge meglio degli altri settori la crisi, con una produzione in crescita del 2,9% su base tendenziale. Alla tenuta del settore hanno contribuito le esportazioni che tra gennaio e novembre sono aumentate del 4,7%, stimate per fine anno a 33 miliardi; migliori le performance verso i paesi extra europei (+6,7% su base annua) rispetto a quelle dirette verso i paesi Ue (+3,8%). Una domanda estera che sta compensando la contrazione dei consumi interni ma la spinta ha subito una progressiva decelerazione, passando da +12,8% nel 2010 all’attuale +4,7%. Da notare, infine che i settori di punta del made in Italy sono avanzati a ritmo leggermente inferiore rispetto al totale dell’agroalimentare (+4,4% contro +4,7%). ”Dobbiamo consumare più italiano e avere maggiore consapevolezza e fiducia di quello che siamo come forza Paese”, ha detto Ferruccio Dardanello, presidente di Unioncamere, intervenuto alla presentazione del secondo numero di AgrOsserva, nel ricordare che l’enogastronomia è la prima motivazione per i turisti di visitare l’Italia. Presenti questa mattina allo stesso tavolo Roberto Moncalvo, presidente di Coldiretti e Mario Guidi di Confagricoltura, che ha parlato a nome del coordinamento di Agrinsieme. ”L’agricoltura è sottoposta ogni giorno ad un doppio furto – ha detto Moncalvo – da una parte di identità e immagine per il commercio di cibo finto italiano proveniente da chissà quale parte del mondo, dall’altra quello del valore aggiunto che vede sottopagati i prodotti agricoli senza alcun beneficio per i consumatori per colpa di una filiera lunga ed inefficiente; da qui la necessità di avere l’etichettatura di origine obbligatoria”. Secondo Guidi i dati dell’Osservatorio mettono in luce un paradosso. ”Sappiamo che il sistema agroalimentare è uno dei business del futuro ma se le problematiche si scaricano sulle aziende agricole vuol dire che il contesto in cui ci muoviamo non è all’altezza – ha detto Guidi – da qui la necessità di dare gli strumenti giusti per l’aggregazione delle imprese”. Secondo il presidente occorre puntare sulla cooperazione in primis ma anche sulle reti di impresa, modelli innovativi che permettono di essere competitivi, comprando e vendendo meglio e di confrontarsi meglio con il mercato europeo fatto di grandi cooperative che non chinano la testa di fronte ai buyer ma dialogano allo stesso livello.(ANSA).

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