L’agricoltura umbra del ‘900 vista dai fattori

Un libro appena uscito racconta, attraverso la ricca documentazione dell’archivio dell’Istituto Agrario di Todi, le trasformazioni vissute tra il 1884 ed il 1929 da una parte significativa dell’agricoltura italiana: un’istantanea di mezzo secolo di agricoltura, nel libro “Da fattori a periti agrari: formazione professionale e modernizzazione dell’agricoltura in Umbria (1884-1929)”, edito dall’Editoriale Umbra di Foligno per conto dell’ISUC, l’Istituto per la Storia dell’Umbria Contemporanea.La pubblicazione è il frutto di un interessante lavoro di ricerca condotta dal Professor Manuel Vaquero Pineiro, docente di storia economica presso l’Università di Perugia, presso l’archivio dell’Istituto Agrario “Ciuffelli” di Todi, scuola di agricoltura più antica d’Italia e, come tale, ricco e quasi inesplorato scrigno di informazioni e documenti sull’evolversi sia dell’istruzione italiana in materia che delle dinamiche socio-economiche del comparto primario.Lo studio prende le mosse dal fatto che nel 1929 venne introdotta per la figura professionale del perito agrario, ma prima dell’entrata in vigore della normativa si diede la possibilità a quanti avevano conseguito la licenza presso le scuole speciali e pratiche di agricoltura a sostenere gli esami abilitativi alla qualifica di perito agrario.La domanda andava inoltrata a una delle sei scuole selezionate all’interno del territorio nazionale: tra queste figurava la Regia scuola pratica di agricoltura di Todi, l’unico ente scolastico dell’Italia centrale abilitato a svolgere le necessarie prove di esame. Oltre ai documenti e ai certificati per potersi presentare all’esame, i candidati dovevano redigere una dettagliata relazione, illustrando gli studi compiuti ma soprattutto le esperienze professionali accumulate dopo gli anni di scuola.
Il risultato di questo obbligo normativo è che oggi presso l’archivio dell’Istituto “Ciuffelli” di Todi si conservano decine di fascicoli degli anni 1925-26 contenenti i resoconti riconducibili agli agenti rurali attivi fra le Marche, l’Umbria e la Toscana nei primi due decenni del XX secolo.I testi inviati, correlati da planimetrie, stime e tabelle, forniscono una pluralità di preziose informazioni sulle aziende agrarie: rotazioni, bestiame, appoderamenti, bonifiche, piante industriali, macchine e impianti produttivi. Non mancano neppure notizie di carattere personale o politico.”L’obiettivo della pubblicazione – si legge nella presentazione – è quello di mettere in evidenza le trasformazioni vissute da una parte significativa dell’agricoltura italiana, quella mezzadrile, cambiamenti accaduti anche grazie al contributo fornito dai responsabili dell’amministrazione delle aziende agrarie, figure di coordinamento fra i proprietari e i coloni che proprio nel passaggio dal XIX al XX secolo stavano vivendo una fase di profonda trasformazione nel loro evolversi da semplici addetti empirici a figure professionali dotate di conoscenze teoriche e pratiche”.Attraverso il racconto diretto dei fattori, testimoni e protagonisti della modernizzazione dell’agricoltura italiana agli inizi del Novecento, emerge così un puntuale affresco di una struttura socio-economica che, pure in Umbria, fra difficoltà e resistenze stava comunque percorrendo la strada dell’innovazione.

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