Latte: “La Pac non basta”, le richieste di Confagricoltura

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”Per il latte Bruxelles deve allargare le maglie della flessibilita’ nazionale e comunitaria. Gli strumenti della Pac, appaiono inadeguati all’emergenza. Le regole europee non possono essere un dogma, a fronte di situazioni straordinarie bisogna ricorrere ad interventi straordinari”. Il presidente di Confagricoltura, Federico Vecchioni, rilancia l’allarme sulla profonda crisi del settore lattiero caseario in vista dell’incontro informale a 27 dei ministri dell’Agricoltura Ue, in programma lunedi’ prossimo, per discutere un piano d’emergenza a fronte del deteriorarsi della situazione nei maggiori Paesi produttori d’Europa. ”Il documento sottoscritto da quasi tutti i Paesi membri, compresa l’Italia, e che sara’ al centro della discussione – spiega Vecchioni – va nella direzione giusta, recependo anche alcune indicazioni di Confagricoltura, ma non e’ esaustivo e va integrato in fretta per poter avere la giusta efficacia. Non c’e’ piu’ spazio per dilazioni”. Nel rapporto presentato martedi’ alla Commissione Agricoltura della Camera, durante un’audizione del presidente Vecchioni, Confagricoltura ha indicato come misure immediate da varare per il latte, il rafforzamento degli strumenti di intervento esistenti: l’estensione ai formaggi e l’ampliamento dei Paesi cui applicare le restituzioni all’export; l’ammasso dei formaggi, compresi quelli Dop a lunga stagionatura; l’avvio dell’operativita’ del Fondo previsto dalla Legge n. 33/2009 per alleggerire le situazioni finanziarie delle aziende interessate dal provvedimento; e poi un regime di regolazione delle produzioni e risorse finanziarie sufficienti ad attivare interventi di promozione dei consumi e dell’export e ristrutturazione dei debiti. A queste seguono una serie di misure di prospettiva, che vanno dall’ammodernamento dell’offerta attraverso il rafforzamento delle Op, allo snellimento burocratico con vincoli legislativi meno restrittivi per le aziende, al riequilibrio della catena del valore attraverso la ridefinizione dei rapporti nella filiera. ”Ma si puo’ andare oltre – ribadisce Vecchioni -. Per quanto riguarda l’Unione europea vanno trovati strumenti nuovi, come un fondo anticrisi, finanziato con risorse comunitarie e cofinanziato dagli Stati membri. Ad esempio utilizzando le risorse della programmazione degli interventi di sviluppo rurale. La lentezza della spesa ha fatto si’ che al giugno 2009 ci siano quasi 800 milioni di euro l’anno non spesi sui primi due anni di programmazione. Risorse che Bruxelles potrebbe consentire agli Stati membri di utilizzare subito per fronteggiare l’emergenza latte.” Senza contare che dal bilancio nazionale potrebbero essere mobilizzati parte dei residui in conto capitale del ministero delle Politiche agricole non spesi, come accertato dalla Ragioneria generale dello Stato: in totale 1,2 miliardi di euro al 2009. A patto di garantire a Bruxelles un allentamento nelle regole per la concessione degli aiuti di Stato.

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