Latte: aumenta la produzione mondiale. Prezzi in altalena

mungitura 3È conto alla rovescia per il 4° Dairy Forum di Clal, in programma venerdì 30 maggio a Bardolino (Verona). Si tratta di un importante evento dedicato al mondo lattiero caseario, che vede Fieragricola, rassegna internazionale di Veronafiere dedicata all’agricoltura e alla zootecnia (in programma nel febbraio 2016), partner di un appuntamento che richiama l’attenzione di tutti i più qualificati player italiani. I relatori che interverranno venerdì prossimo al Dairy Forum di Clal provengono da tutto il mondo. Tutti gli interessati potranno seguire sul sito www.clal.it la diretta streaming.
Il prezzo del latte: perché queste forti oscillazioni dei listini? Visitando il portale dedicato al comparto lattiero caseario si evincono forti accelerazioni e decelerazioni delle quotazioni del latte sulla piazza di Verona, una delle più importanti a livello nazionale, insieme a quella di Lodi. Il 19 maggio scorso Verona emetteva per la categoria «latte scremato pastorizzato spot estero» un prezzo compreso fra 15,52 e 16,56 euro per 100 litri, addirittura il 29,17 per cento in più rispetto alla rilevazione della settimana precedente. Il 14 aprile, invece, il mercato esprimeva un prezzo compreso fra un minimo di 13,46 e un massimo di 14,49 euro per 100 litri, con un ribasso del 25 per cento nel giro di sette giorni.
Per quale motivo un simile nervosismo sul latte scremato proveniente in cisterna dall’estero, che non ha nulla a che vedere con il latte italiano, oggetto di contratto interprofessionale semestrale? E perché il latte scremato proveniente dall’estero costa sensibilmente meno del latte italiano?
Eccedenza di latte. Sono più elementi a determinare tali repentine oscillazioni. Innanzitutto, l’eccedenza di latte. È dallo scorso luglio che le produzioni mondiali di latte dei principali Paesi esportatori (Ue-28, Usa, Nuova Zelanda, Australia, Argentina, Ucraina, Bielorussia, Cile, Uruguay, Turchia) registrano aumenti mensili costanti, in particolare negli ultimi tre mesi analizzati: gennaio (+3,9 per cento), febbraio (+4,1 per cento) e marzo 2014 (+4,5 per cento). Fra i Paesi importatori, solamente Russia e Giappone producono di meno. Si produce dunque più latte, quasi il 3,9 per cento in più a livello mondiale nei primi quattro mesi del 2014.
In particolare, focalizzando l’attenzione sull’Unione europea, nel periodo gennaio-marzo 2014 le consegne di latte hanno raggiunto quota 36.358.000 tonnellate, il 5,36 per cento in più su base tendenziale. Così anche Francia e Germania segnano una progressione sulle consegne. Di qui, due opportunità, sulla carta: o trasformare il latte in eccedenza in polvere oppure svendere il latte, trattenute le panne per la trasformazione in burro, che mantiene un mercato interessante.
E mancanza di impianti di polverizzazione in Ue. La scelta, di fatto, è obbligata: mancano impianti di polverizzazione sufficienti a mantenere in equilibrio la domanda e l’offerta, come sottolineava già all’inizio dell’anno Clal. «In Europa, fra il 2012 e il 2013 sono stati programmati investimenti per la realizzazione di 42 impianti lattiero-caseari – specifica Clal –. Di questi, ben 21 serviranno alla produzione di polveri di latte: 9 in Olanda, 6 in Francia, 2 rispettivamente in Danimarca, Germania e Irlanda». Interventi necessari per fronteggiare gli aumenti produttivi attesi col termine del regime delle quote latte (31 marzo 2015), unitamente alle aspettative di crescita nella domanda mondiale per alcuni prodotti lattiero caseari. Secondo fonti accreditate, alcuni impianti di polverizzazione dovrebbero entrare in funzione il prossimo settembre.
Ragioni per cui a oggi, soprattutto in Francia e Germania, sono costretti a vendere al ribasso il latte scremato in Italia, con oscillazioni di prezzo che dipendono appunto dai volumi e dall’urgenza di collocare un prodotto che ha una shelf-life ridotta.
I magazzini. Altro fattore che incide sulla dinamica dei prezzi riguarda la disponibilità di prodotto nei magazzini di stoccaggio. Mentre in Europa i magazzini pubblici non hanno nemmeno un grammo di burro (i dati sono aggiornatissimi, ad aprile 2014), negli Stati Uniti la disponibilità di burro è vicina alle 79mila tonnellate, il 3,3 per cento in meno rispetto allo scorso marzo, ma quasi il 43 per cento in meno rispetto al mese di aprile del 2013.
Magazzini comunitari vuoti anche di polvere di latte scremato, presente invece negli Usa, dove a febbraio si registravano 82.509 tonnellate, il 22,5 per cento in più rispetto al mese precedente, ma il 19,5 per cento in meno rispetto allo stesso mese del 2013.
La Cina si rafforza, con accelerazioni record. Il colosso cinese si conferma dinamico, con importazioni in super accelerazione. I dati Clal raccolti nella sezione «Dairy Alert» – dove sono evidenziati i principali flussi commerciali su scala mondiale, in grado di influenzare le dinamiche future dei prezzi lattiero caseari – segnalano importazioni record per il Paese del Dragone il mese di aprile: +75,51 per cento le importazioni di burro; +63,47 per cento l’import di formaggi; +79,17 per cento l’import di polvere di latte intero e +96,90 per cento quello di polvere di latte scremato. Il trend, insomma, è ormai consolidato e la Cina assume sempre di più un ruolo determinante nella formazione dei prezzi lattiero caseari a livello internazionale.
I consumi in Italia, l’export del Made in Italy e le previsioni sui prezzi. Con la scadenza del contratto interprofessionale del latte il prossimo 30 giugno, è legittimo avanzare alcune ipotesi, certamente non definitive.
Innanzitutto, è bene ricordare che l’energia (in particolare il petrolio), il mais e la soia nella seconda metà di questo mese sono in aumento rispetto alle quotazioni precedenti. Mais e soia, tuttavia, sono su livelli di prezzo inferiori rispetto allo stesso periodo del 2013, il petrolio invece è aumentato anche su base tendenziale.
I formaggi Dop a pasta dura (Grana Padano e Parmigiano-Reggiano) presentano prezzi in diminuzione, anche su un anno fa, forse per una presenza di merce nei magazzini. I listini all’origine dei freschi i prezzi (taleggio e gorgonzola) non sono in diminuzione, nemmeno rispetto a 12 mesi fa.
E così, si può prevedere che, al di là di qualche assestamento assolutamente non violento dei prezzi, i prezzi dei formaggi tipici italiani sia a pasta dura che teneri cosiddetti qualificati (non soltanto Gorgonzola Dop, ma anche gli stracchini, la mozzarella, il mascarpone), per l’immagine che si sono costruiti a livello internazionale non dovrebbero registrare dei ribassi.
Su questa tenuta pesano senza dubbio la crescita delle esportazioni, che nel bimestre gennaio-febbraio 2014 rispetto allo stesso periodo del 2013 hanno visto Grana Padano e Parmigiano-Reggiano aumentare del 3,93 per cento, l’Asiago, il Montasio, il Ragusano e il Caciocavallo crescere del 24,39 per cento, il Gorgonzola del 3,12 per cento, il Pecorino e Fiore sardo dell’11,02 per cento.
Positiva l’asticella dei consumi domestici, che nel periodo gennaio – aprile 2014 registrano – per Grana Padano Dop +3,22 per cento e Parmigiano-Reggiano Dop +1,93 per cento: performance dunque positive, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

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