Latte, cooperazione, expo

latte latticiniSi tiene oggi il primo convegno internazionale Granarolo all’interno di Expo 2015. Si parla di “Latte e Cooperazione”, alla presenza di Maurizio Martina, Paolo De Castro, Gianpiero Calzolari, Cesare Baldrighi, Kevin Bellamy, Kees Gielen e Damien Lacombe.

Nel corso dell’ultimo decennio, il commercio agroalimentare a livello mondiale è cresciuto in valore di oltre il 220%, passando da 527 a circa 1.146 miliardi di euro, una dinamica superiore a quanto registrato dagli scambi di tutte le merci considerate nel complesso (+107%). All’interno dell’export agroalimentare, i prodotti lattiero-caseari detengono un’incidenza pari al 6% utilizzando circa l’8% della produzione globale di latte con un trend in rapida crescita.

La crescita del commercio agroalimentare e dei prodotti lattiero-caseari a livello mondiale si inquadra nel più ampio sviluppo della domanda alimentare, un incremento solamente in parte riconducibile allo sviluppo demografico, i cui impatti richiederanno – da qui al 2050, a fronte degli oltre 9 miliardi di persone che popoleranno il pianeta – uno sforzo in grado di garantire circa il 60% in più di derrate agricole prodotte attualmente. I fattori che hanno condotto in questi anni ad aumentare lo scambio di prodotti agroalimentari sono principalmente collegati allo sviluppo del benessere che ha coinvolto diverse fasce di popolazione, risiedenti in paesi che stanno attraversando elevati livelli di crescita economica (valga per tutti l’esempio dei BRIC, Brasile, Russia, India e Cina).

Anche grazie alla liberalizzazione dei commerci che ha permesso a questi grandi player internazionali di poter esportare prodotti più competitivi – giocando su vantaggi comparati spesso legati alla maggior disponibilità di fattori produttivi a basso costo – le Grandi Economie hanno visto crescere il proprio PIL in maniera rilevante.
La sola Cina, dall’ingresso nel WTO (2001) ad oggi, ha aumentato il PIL pro-capite di oltre il 630%.

Tale maggior ricchezza ha avuto, tra gli altri effetti, quello di “riorientare” i modelli di consumo alimentare, sia verso i prodotti a maggior contenuto proteico (in particolare di origine animale), sia verso beni “voluttuari” (come il vino), sintomo di una evidente contaminazione degli stili di vita il cui contatto ha portato ad una “occidentalizzazione” delle diete alimentari locali. Prendendo sempre a riferimento la Cina, basti pensare che, nell’ultimo decennio, l’import di carni è passato da 512 milioni a 4,6 miliardi di euro mentre quello di vino da 42 milioni a 1,2 miliardi di euro.

Si tratta di una tendenza di lungo periodo, i cui effetti continueranno anche nei prossimi anni e che avranno impatti sui sistemi produttivi di tutto il mondo, chiamati a soddisfare una domanda alimentare in progressiva crescita, soprattutto per quanto riguarda particolari beni di consumo. Tra questi, alla luce sia dell’importante apporto proteico fornito che dei cambiamenti negli stili di vita in atto nelle Grandi Economie emergenti, figurano indubbiamente i prodotti lattiero-caseari.

Nel giro di dieci anni, le importazioni lattiero-casearie a livello mondiale sono cresciute del 214%. Su un valore totale di circa 62 miliardi di euro, il 38% fa riferimento a formaggi mentre un altro 28% riguarda latte in polvere; il rimanente 34% si ripartisce principalmente tra latte (non in polvere), burro e siero.

Rabobank prevede che entro il 2020 il volume dei commerci mondiali dovranno crescere del 25% per soddisfare la domanda in crescita.

Nel caso dei formaggi, ad esempio, l’Unione Europea rappresenta il principale mercato al mondo, con livelli di consumi pro-capite tra i più elevati (17,5 kg/annui contro i 3 kg di media mondiale). Negli Stati Uniti il consumo pro-capite è pari a 15,4 kg/annui; in Russia e Brasile il dato è molto più basso e si attesta a rispettivamente a 6,1 kg/annui e 3,7 kg/annui.

Questi valori tengono in conto della crescita intervenuta nelle importazioni che hanno registrato nell’ultimo decennio incrementi significativi di valore: dal +210% della Russia al +1374% della Cina.

A causa della crescita della popolazione e del progressivo sviluppo economico, le economie dei paesi BRIC, così come altre, cambieranno e diventeranno più industriali e “service driven” e conseguentemente si svilupperanno processi di urbanizzazione.
Questo consoliderà il processo di globalizzazione in atto degli stili di vita dei paesi modificando anche i consumi alimentari.

Basti infatti pensare che, secondo stime OCSE-FAO, entro dieci anni i consumi di formaggi cresceranno complessivamente (in quantità) di quasi il 20% a livello mondiale, ma tale aumento raggiungerà il 37% nelle Economie in via di sviluppo.

Le cooperative hanno un ruolo fondamentale nel soddisfare i bisogni alimentari mondiali. Il modello cooperativo caratterizza il mercato del latte in molti paesi del mondo ed in particolare in Europa dove ha giocato un ruolo chiave nello sviluppo della sicurezza e della qualità alimentare, modello di valorizzazione del territorio, della conoscenza, generatore di economia e lavoro. In sintesi, le cooperative agricole sono alla base dell’organizzazione agricola e della produzione alimentare.

L’analisi Rabobank mette in luce che la domanda globale di latte continuerà a crescere con un CAGR maggiore del 2% annuo fino al 2020.

Gianpiero Calzolari, Presidente di Granarolo S.p.A. ha dichiarato:
«Crediamo che il modello cooperativo rappresenti in Italia e in Europa, ancor più nel dopo quote latte, un modello che possa offrire tutela delle filiere agroalimentari nazionali grazie alla conoscenza dei territori e alla capacità di sostenere il sistema agroallevatoriale consentendo il rispetto e la valorizzazione della qualità della materia prima. Auspichiamo che questo incontro possa rappresentare l’occasione per promuovere un modello a tutela del territorio anche in contesti istituzionali per evitare la banalizzazione di un prodotto come il latte, non commodity, ma ricchezza dei nostri territori».

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