Latte: Flai-Cgil, fine quote sia opportunità

stallaUna ricerca della Flai-Cgil stima che breve periodo con la fine delle quote latte si assista ad un aumento della produzione dovuta non all’aumento dei capi negli allevamenti, ma della loro produttività. Tendenze che indicano la necessità di investire in ricerca, innovazione e promuovere sinergie. L’ha spiegato Stefania Crogi, segretario del sindacato che con le strutture della Lombardia e dell’Emilia-Romagna (dove si produce oltre il 50% del formaggio italiano) ha dato vita al progetto di ricerca sulla filiera del formaggio in Italia che verrà presentato lunedì a Reggio Emilia, con l’intervento del ministro Maurizio Martina. Le aziende censite sono circa 2.070 con 30.00 addetti, una produzione complessiva di 1.150.000 tonnellate, di cui 587.000 vengono prodotte in Lombardia ed in Emilia Romagna, le esportazioni hanno raggiunto i 2 miliardi di euro e rappresentano il 10% dell’intero ammontare dell’export alimentare. “In questo contesto – ha spiegato Stefania Crogi – ben venga l’iniziativa del Ministro Martina che, in una fase particolarmente complessa come quella della produzione del latte e dei suoi derivati, vuole mettere intorno al Tavolo tutti i soggetti interessati alla filiera. La fine delle quote latte in Europa deve essere per l’Italia un’opportunità e non ulteriore penalizzazione. L’Italia ha davanti a sé un’occasione storica per ribaltare la politica che ha visto negli anni la contrazione significativa delle imprese e degli addetti. Basti ricordare che nel settore del latte l’Italia ha perduto il 40 % di posti di lavoro in trent’anni”.

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