Latte: l’accordo lombardo migliora il problema strutturale?

bovini latte 3La trattativa sul prezzo del latte in Lombardia, dopo mesi di stallo, ha portato ad un accordo che ha visto le rappresentanze agricole su posizioni distanti anche in questo frangente. “La diversità delle posizioni da parte di chi dovrebbe rappresentare i produttori non fa che conferire ulteriore debolezza alla parte contrattuale più frammentata e fragile”. Ha commentato Filippo Gasparini, presidente della Sezione Lattiero-Casearia e vicepresidente di Confagricoltura Piacenza che precisa: “Dopo mesi in cui chi non è in una struttura organizzata è stato lasciato senza prezzo, arriva, a seguito della solita trattativa “senza prodotto”, un prezzo del latte di riferimento stabilito con una multinazionale che riguarda il prodotto già conferito. L’elemento di novità risiede nella spaccatura che si è verificata sul fronte sindacale che ha portato a peggiorare ulteriormente la triste situazione di frammentazione della parte agricola che offre il latte. Il susseguente penoso balletto di cifre, sparato a caso sui giornali, da parte di chi ne approfitta per professarsi deluso, non fa che mettere in risalto la drammatica situazione in cui versa il settore del latte, totalmente incapace di darsi dignità e una struttura seria in grado di “vedere” e governare il mercato”. La trattativa condotta da Confagricoltura rappresenta la preoccupazione dei nostri responsabili nazionali e lombardi di chiudere una falla dando un riferimento ad aziende che, decidendo di camminare da sole, non vedono il mercato e chiedono disperatamente un salvagente a cui aggrapparsi. Siamo sicuri – si chiede Gasparini – che, pur tamponando una situazione ed avendo una sua utilità, questa modalità di contrattazione migliori il problema strutturale dato da un’offerta non organizzata? Che questo sia il metodo che consente di far crescere la capacità di dotarsi di strumenti veri di gestione del mercato o non sia invece un rallentamento nel supportare il processo di crescita? Siamo sicuri che con questo metodo ottemperiamo ad un dovere etico inderogabile del sindacato di fare proselitismo, formazione, modernizzazione? Se è vero che abbiamo capito quali sono le formule e gli strumenti nuovi, perché non cominciare subito un cammino così difficile? Non solo, ma tale reiterato metodo di contrattazione così desueto ha conseguenze terribili sulle sorti di quelle strutture organizzate che sono già presenti sulla scena nazionale. Tali OP in questi mesi hanno continuato a contrattualizzare il latte normalmente, assecondando da tempo i dettami della nuova PAC e senza lasciare i propri soci senza prezzo. Anche senza un prezzo di riferimento, esse sono semplicemente andate ad intercettare con azioni di mercato la quotazione del prodotto, collocando e spostando il latte con l’autorevolezza e la titolarità di chi lo detiene. Il prezzo, infatti, c’è sempre nel grande mare del mercato, anche nei lunghi mesi nei quali non se ne parla. Il problema – conclude Gasparini – consiste nell’avere la capacità ed i galloni per individuarlo ed ottenerlo”.

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