Latte: settore a rischio competitività. Assolatte perplessa sulle nuove norme

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La competitivita’ del settore lattiero caseario italiano ”rischia di essere minata dall’approvazione di due proposte normative contenute in un decreto del ministro delle Politiche agricole in attesa delle autorizzazioni di Bruxelles, entrambe rivolte solo al nostro Paese”. E’ quanto afferma Giuseppe Ambrosi, presidente dell’Assolatte, l’associazione di categoria aderente alla Confindustria, cui sono iscritte 2mila aziende – dalle multinazionali alle piccole imprese – con 25mila dipendenti, un fatturato di 14,5 miliardi, per il 10% proveniente dall’export. A preoccupare Assolatte e’ la richiesta di indicare in etichetta la provenienza delle materie prime dei prodotti lattiero caseari. ”Questo significa – osserva Ambrosi – che i formaggi italiani dovrebbero denunciare la quantita’ di latte straniero che contengono, indicando le percentuali per Paese di provenienza. Cio’ comporterebbe superiori costi derivanti dalla rigidita’ negli approvvigionamenti e un serio danno d’immagine. Il Made in Italy in realta’ riguarda – sottolinea il presidente di Assolatte – il processo di produzione e lavorazione, non l’origine delle materie prime, che sono frutto della selezione, delle scelte, dell’esperienza del produttore”. L’altra norma che ”ci preoccupa – continua Ambrosi – e’ il divieto di aggiungere proteine e caseina nella lavorazione del latte, il cui utilizzo e’ invece stato liberalizzato in Europa. Queste componenti sono utilizzate a livello industriale per dare un risultato costante e standardizzare la qualita’ del prodotto. Anche questo sarebbe un duro colpo per la competitivita’ dell’industria italiana, poiche’ molte imprese potrebbero per convenienza decidere di delocalizzare la produzione all’estero per poi commercializzare i prodotti in Italia, con danni per occupazione ed export”. Assolatte sta organizzando, come annuncia in una nota, un’opposizione a livello europeo alle due proposte, ”ma per adesso – sottolinea infine – siamo soli. Il rischio e’ che si capisca la rilevanza di questi sviluppi quando sara’ gia’ troppo tardi, ossia quando le imprese saranno costrette a ridurre il personale per fallimento o delocalizzazione”.(ANSA).

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