Latte: tagliare i costi di produzione e puntare sull’export

bovini latte 1Con il latte che torna ai minimi storici (quotato a 34 cent/litro) e il regime delle quote chiuso senza che fosse operativo un piano per accompagnare i produttori nel il libero mercato insorgono legittimi movimenti di civile protesta degli allevatori del settore. Dal Piemonte sta partendo una mobilitazione che si estenderà su tutto il territorio nazionale. Filippo Gasparini – presidente della Sezione di Prodotto Lattiero-Casearia di Confagricoltura Piacenza – è critico nei confronti delle azioni di piazza, pur comprendendone le ragioni e vivendole in prima linea. “Quando il ministro accantona sessanta milioni di euro applicando il meccanismo della compensazione in modo pedissequo sulla pelle di quelli che, dopo aver comprato le quote e rispettato per trent’anni il regime, hanno splafonato negli ultimi sei mesi, cosa volete? Le colpe sono molteplici, ma le proteste sono le armi dei deboli. Le ricette per gestire questa crisi, prevedibile, le avevamo date per tempo: organizzare il nostro output, prima di tutto, costruendo buoni rapporti di filiera e aggregando la produzione. Altra linea d’azione fondamentale: la limitazione dei costi. Gli allevatori italiani hanno costi produttivi troppo alti perché sono tenuti a standard di garanzia troppo elevati per una serie di aspetti: ambientale, di biosicurezza e di benessere animale. Vogliamo parlare di costi? Parliamo di costi-benefici – prosegue Gasparini – noi copriamo le fosse dei liquami e nei Paesi competitor neppure le hanno. Non abbiamo i soldi per i tetti degli ospedali, dobbiamo trovarli per i tetti delle fosse dei liquami. Abbiamo costi dell’energia esorbitanti. Gli ambiti dove agire e tagliare sono questi. Ben venga l’abolizione dell’Imu, ma dobbiamo tagliare ulteriormente i costi della mala burocrazia. Le norme servono, ma devono essere semplici e funzionali”. Che si produca il 10% del latte in più è un dato di fatto, come la congiuntura economica. Le leggi della domanda e dell’offerta fanno il resto. “Protestare di fronte agli industriali – rimarca Gasparini – è come se accettassimo che il venditore di trattori manifestasse di fronte a casa nostra perché non compriamo il trattore. Molto più intelligente è aggredire il sistema con la nostra capacità di vendere e riducendo i costi”. Aggregare l’offerta e puntare sull’export delle Dop, sono due azioni strategiche che il presidente della Sezione Lattiero-Casearia di Confagricoltura Piacenza indica da tempo. “Dobbiamo avere tutti voce nelle Dop, perché le Dop sono un bene di tutti. La politica di contrazione delle produzioni Dop è miope e ha l’effetto di danneggiare la parte allevatoriale. Servono buoni rapporti nelle filiera e poi, andare all’attacco con l’export, invece, oggi, che abbiamo una maggior disponibilità di latte, ci si impone di avere una minor produzione di formaggio, parlo di Grana Padano e Parmigiano Reggiano ovviamente. Così il sistema non può stare in piedi. Ma quanto abbiamo organizzato l’offerta e utilizzato le nostre armi vincenti, ossia le Dop? A nostro parere non a sufficienza. La congiuntura è questa, punto. Non va cercata la ragione nelle piazze – conclude Gasparini – ma quando i nostri padri non si perdevano a coprire le fosse dei liquami eravamo diventati la sesta potenza al mondo”.

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