Lavoro: Cia e Confagricoltura, servono interventi ad hoc

giovani agricoltori“Anche in un periodo di crisi economica importante, quale quello in atto dal 2008, l’occupazione nel settore agricolo si è mantenuta sostanzialmente stabile, anzi in lieve crescita, nel corso degli ultimi anni. Tutto ciò nonostante le difficoltà che certo non hanno risparmiato il settore primario, con il crollo dei prezzi all’origine di molte importanti produzioni; ma i miracoli non durano per sempre”. Lo hanno ribadito i rappresentanti di Confagricoltura e Cia all’audizione presso la Commissione Lavoro della Camera sulle misure per fronteggiare l’emergenza lavoro. Confagricoltura e Cia hanno ricordato come i dati Istat relativi al secondo trimestre 2013 (rispetto al secondo trimestre 2012) evidenziano una marcata flessione dell’occupazione: -9,4% per il lavoro dipendente e -10,7% per il lavoro autonomo. La conferma della flessione occupazionale arriva anche dai dati Inps sulle giornate di lavoro dipendente dichiarate dalle aziende assuntrici di manodopera. La situazione è sempre più difficile e le imprese con rilevante carico di manodopera chiedono di accedere al sistema degli ammortizzatori sociali, ordinari e in deroga; però questo sistema non è certo sufficiente a superare le difficoltà, da ciò la richiesta delle due Organizzazioni professionali di interventi di tipo preventivo (a partire dalla riduzione del costo del lavoro) che consentano alle aziende di mantenere i livelli occupazionali e favorire l’occupazione di giovani e donne, evidenziando come le misure del DL 76/2013 sono inefficaci per l’agricoltura. Ed hanno richiesto in particolare di rivedere due elementi che rischiano di tenere fuori il settore agricolo, con tutte le sue potenzialità, dalle misure di incentivazione dell’occupazione. Il primo elemento è rappresentato dalla regola comunitaria del de minimis, che non consente alle imprese agricole di percepire aiuti di stato superiori a 7.500 euro in tre esercizi finanziari; questa regola si applica ad esempio sull’apprendistato – e su molte altre disposizioni agevolative – e di fatto rende inapplicabile il regime di sgravi ai datori di lavoro agricolo; occorre individuare soluzioni per superare questo limite, eventualmente anche rinegoziandolo con l’ Unione europea. Il secondo elemento riguarda le caratteristiche del mercato del lavoro agricolo, dove l’incidenza dei rapporti a termine è molto alta (circa il 90%), mentre è relativamente contenuta quella dei rapporti a tempo indeterminato (circa il 10%). Poiché le misure incentivanti l’occupazione sono tutte tarate sul lavoro a tempo indeterminato, è evidente che le stesse risultano scarsamente applicabili al settore agricolo. Ad avviso di Confagricoltura e Cia, occorre individuare soluzioni specifiche che consentano alle imprese agricole di beneficiare pienamente degli incentivi alle assunzioni e delle altre misure in cantiere per ridare slancio all’occupazione, a partire dalla riduzione del cuneo fiscale. Da ultimo è necessario garantire una formazione adeguata delle nuove generazioni, anche attraverso i fondi di formazione continua, ai quali non debbono essere sottratte ulteriori risorse finanziarie. (ANSA)

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