Le nocciole italiane sono in difficoltà e avanza la Turchia


Per le nocciole italiane futuro ancora molto incerto. Dopo che il governo di Ankara ha deliberato un aiuto a superficie (circa 700 euro l’ettaro) verso i propri produttori, che rendera’ il prodotto molto competitivo su tutti i mercati, la situazione si e’ fatta sempre piu’ difficile. Con l’aggravante che i nostri agricoltori, oltre ad un prezzo non certo remunerativo, fanno i conti con un’impennata dei costi di produzione (in particolare quelli dei carburanti e dei fitofarmaci), contributivi e burocratici). A questo si aggiunge un calo produttivo di circa il 20 per cento. Insomma, un quadro complesso che rischia di mettere fuori gioco molte imprese del settore. E’ quanto sostenuto dalla Cia-Confederazione italiana agricoltori nel corso dell’incontro bilaterale Ue-Turchia organizzato a Caprarola (Viterbo) insieme a Confagricoltura e Fedagri-Confcooperative.
Per questo motivo la Cia ha espresso la sua forte preoccupazione. Le decisioni del governo turco vanno ad offuscare il gia’ delicato panorama in cui oggi operano i nostri produttori di nocciole, che vendono ad un prezzo che si aggira attorno ai 180 euro al quintale, ben lontano dai circa 400 euro di quattro anni fa. Una quotazione, comunque, che si e’ stabilizzata rispetto al 2009, ma che la crescita dei costi rende non affatto remunerativa.
Da rilevare che la Turchia rappresenta il 65 per cento della produzione mondiale, mentre l’Italia e’ il secondo produttore al mondo di nocciole, la cui coltivazione e’ concentrata per il 90 per cento in Piemonte (Cuneo e Asti), nel Lazio (Viterbo e Roma), in Campania (Avellino, Salerno e Napoli) e in Sicilia (Messina e Catania).
La Cia ha evidenziato, inoltre, anche la necessita’ di rafforzare nel nostro Paese i rapporti di filiera attraverso contratti pluriennali con le industrie. Una prospettiva importante che permetterebbe di valorizzare il lavoro degli agricoltori e di salvaguardare le nocciole “made in Italy”, che subiscono non solo l’attacco non solo l’attacco competitivo delle produzioni turche, ma operano in presenza di una non armonizzazione delle norme fitosanitarie che provocano una concorrenza sleale.(AGI)

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