Le reti derivanti sono ancora realtà

reti derivanti Sono 92 le imbarcazioni italiane con reti derivanti a bordo, 10 in piu’ dello scorso anno, su un totale di 500 in tutto il bacino Mediterraneo. Ad averlo documentato sul campo e’ Oceana, fondazione internazionale per il recupero degli ecosistemi marini e l’eliminazione della pesca illegale, che ha presentato oggi il 4/O rapporto sull’uso di questo strumento, vietato dal 2003 in tutto il Mediterraneo. Un tema ‘caldo’ per l’Italia, che domani attende la sentenza della Corte di Giustizia Europea a seguito del ricorso della Commissione europea per l’assenza di controlli nei nostri mari. L’Italia a oggi ha gia’ dovuto restituire 7,7 milioni di euro, ricorda Oceana, secondo cui queste reti minacciano specie protette come cetacei e tartarughe e catturano senza controllo specie in pericolo come tonno e spada. Nella lista nera, secondo il rapporto, al primo posto c’e’ il Marocco con 300 imbarcazioni (dato del 2006), seguito da Turchia, Algeria e Tunisia. Sono 4 le Regioni coinvolte, Sicilia, Puglia, Campania e Calabria dove, rispetto agli scorsi anni, sono state rilevate reti derivanti piu’ corte su imbarcazioni di 15 metri di lunghezza media, che vanno in mare piu’ a lungo e per piu’ tempo. Un segnale questo, ha fatto notare il direttore di Oceana in Europea Xavier Pastor, che i controlli in Italia si stanno intensificando. Il rapporto verra’ presentato alla Commissione internazionale per la conservazione del tonno atlantico che si terra’ in Brasile a meta’ novembre.

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