Legambiente, allarme agromafia; danno oltre 113 mln

Un’aggressione senza precedenti al made in Italy gastronomico. Le mafie a tavola il nuovo fronte della criminalita’ organizzata. La denuncia arriva da Legambiente durante la manifestazione nazionale che si svolge a Rispescia (Gr) fino a domenica 19 agosto. Secondo Rapporto Ecomafia di Legambiente nel 2011, sommando i dati messi a disposizione dal comando carabinieri per la tutela della salute, dal comando carabinieri politiche agricole, dal Corpo forestale dello stato e dalle capitanerie di porto, i reati accertati nel settore agroalimentare sono stati 13.867, piu’ che triplicati rispetto al 2010, mentre i sequestri sono stati pari a 1,2 miliardi di euro, con un danno erariale di oltre 113 milioni.
Sono 27 i clan censiti da Legambiente con le “mani in pasta”. A tavola e’ seduto il gotha delle mafie: dai Gambino ai Casalesi, dai Mallardo alla mafia di Matteo Messina Denaro, dai Morabito ai Rinzivillo. E che investono anche nella ristorazione: sulla base delle recenti inchieste e dei sequestri di beni, si e’ stimato in almeno 5.000 il numero dei locali nelle mani della criminalita’, fra ristoranti, pizzerie, bar, intestati soprattutto a prestanome e usati come copertura per riciclare i soldi sporchi. Si tratta di numeri che meritano un approfondimento, proprio per la particolare gravita’ di queste attivita’ illegali, che impattano su un settore economico, quello agroalimentare, di grande rilievo per il nostro paese e minacciano la salute dei cittadini. Le inchieste della magistratura, le relazioni della Direzione investigativa antimafia e della Direzione distrettuale antimafia hanno rintracciato la mano delle mafie su tutto: carni macellate, acqua, latte e latticini, frutti di mare, caffe’, mercati ortofrutticoli. La Direzione nazionale antimafia, scrive nella relazione 2011 “i gruppi criminali sono in grado di gestire tutte le attivita’ relative alla produzione e allo smercio dei prodotti agricoli, lungo tutta la filiera che va dalla produzione, al trasporto e alla distribuzione”.
Sono, in particolare, i grandi mercati ortofrutticoli, come quelli di Fondi, Vittoria e Milano, a suscitare gli interessi dei clan. E’ qui che le varie famiglie mafiose stringono affari, senza pestarsi troppo i piedi. Si dividono i compiti e accumulano profitti illeciti soprattutto nelle fasi intermedie, a cominciare dai trasporti. Alla faccia di chi coltiva la terra e non riesce a ricavarne un reddito e dei consumatori, che faticano ad arrivare alla fine del mese.
L’entita’ degli interessi mafiosi nel settore agroalimentare, in tutto il paese ma soprattutto al Sud, si misura anche attraverso altri indicatori. La relazione dell’Agenzia nazionale per i beni confiscati e sequestrati relativa all’anno 2011, per esempio, censisce 83 aziende del settore agricoltura, caccia e silvicoltura, il 5,47% del totale di quelle confiscate al 31 dicembre dello scorso anno, cui andrebbe aggiunta una quota delle aziende del settore pesca, trasporti e commercio. Va poi aggiunto che 2.062 dei 10.438 beni immobili confiscati sono terreni agricoli. Altro punto critico e’ costituito dal cosiddetto italian sounding, una delle forme piu’ diffuse di imitazione del Made in Italy nel settore agroalimentare ed e’ rappresentato da quei prodotti che, pur non essendo tecnicamente contraffatti, richiamano in qualche modo, nei colori o nei nomi, l’italianita’ degli ingredienti, della lavorazione o del prodotto stesso senza pero’ che le materie prime e la relativa lavorazione siano effettivamente italiane. L’italian sounding ha un valore pari a circa 60 miliardi di euro l’anno, su scala mondiale (164 milioni di euro al giorno). Una cifra che e’ 2,6 volte superiore rispetto all’attuale valore delle esportazioni italiane di prodotti agroalimentari (23,3 miliardi di euro nel 2009).
Contro le mafie a tavola, per tutelare il made in Italy a Festambiente nel grossetano e’ aperto il ristorante vegetariano piu’ grande d’Italia con oltre 20 piatti vegetariani, serviti quotidianamente in stile mediterraneo, fatti con prodotti di prima qualita’ e biologici, con lavorazioni calibrate e un’attenzione al territorio, preparati dallo chef internazionale Giuseppe Capano con prodotti sani, saporiti e di filiera corta. E’ una cucina basata sulle straordinarie risorse del mondo vegetale sfruttando le sinergie tra verdure, ortaggi, legumi e cereali arricchiti dove necessario con latticini e uova, per semplificare si potrebbe definire vegetariana, ma si preferisce chiamarla Cucina delle Verdure intendendo cosi’ sottolineare e valorizzare al meglio prodotti che nella cucina classica recitano spesso un ruolo minore. (AGI)

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