Legambiente: coste a rischio per scarichi illegali. Bene Sardegna e Puglia

Sono 169 i tratti di mare italiano inquinati da mancata o scarsa depurazione o a causa degli scarichi illegali, e maggiormente interessate risultano le coste di Campania, Calabria e Sicilia, mentre si distinguono in positivo Sardegna e Puglia. E’ il bilancio finale che emerge dall’analisi di Goletta Verde, campagna di Legambiente dedicata al monitoraggio della salute delle coste e delle acque italiane, presentata oggi a Capalbio (Grosseto). Secondo l’analisi di Legambiente si registra un punto critico ogni 44 km di costa e risultano inquinate 132 foci di fiumi. In vetta alla classifica del mare inquinato si trovano la Campania (24 punti critici, 1 ogni 20 km di costa), la Calabria (22 punti critici, 1 ogni 32 km di costa) e la Sicilia (20 punti critici, 1 ogni 74 km di costa). Positivi invece i risultati per la Sardegna (un punto critico ogni 247 km di costa), e la Puglia (un punto critico ogni 79 km). Causa di questi tipo di inquinamento e’ un insufficiente o inesistente servizio di depurazione, con il 15% degli italiani che e’ privo di allacciamento alla rete fognaria, mentre il 30%, 18 milioni di cittadini, scarica i propri reflui non depurati direttamente nei fiumi, nei laghi o in mare. La Regione in cui si registra il deficit maggiore di depuratori e’ la Sicilia dove 2,3 milioni di persone scaricano direttamente i propri reflui senza alcun trattamento. A seguire la Lombardia e la Campania dove il servizio di depurazione non e’ garantito rispettivamente per 2,1 e 1,9 milioni di cittadini. A minacciare mare e litorali italiani, secondo l’associazione ambientalista, non ci sono solo i batteri fecali, ma anche le speculazioni edilizie. Nel 2009 l’abusivismo edilizio su demanio marittimo e’ cresciuto del 7,6% rispetto all’anno precedente, facendo registrare ben 3.954 illeciti. Tra i nuovi pericoli che minacciano mare e coste italiane, anche il ”rischio Louisiana”, vale a dire i pericoli di sversamento di greggio in mare derivanti dalle trivellazioni petrolifere off-shore e dal trasporto marittimo di idrocarburi. Nei nostri mari oggi operano 9 piattaforme da cui si estrae olio greggio e, nel complesso, ogni anno viaggiano nelle nostre acque territoriali oltre 343 milioni di tonnellate di prodotti petroliferi. ”L’inquinamento del mare italiano causato dall’assenza di depuratori per 18 milioni di cittadini e’ davvero imbarazzante per il settimo paese piu’ industrializzato al mondo – spiega Stefano Ciafani, responsabile scientifico di Legambiente -. Rischiamo pesanti multe per la procedura d’infrazione sul mancato trattamento delle acque reflue, ma l’Europa non concedera’ condoni al nostro Paese, storicamente abituato a questo strumento che premia solo i furbi. Servono 30 miliardi di euro per completare la rete di fognatura e depurazione”. Secondo Legambiente l’estate 2010 si e’ caratterizzata anche per il cambio di normativa sulla balneazione che rischia di rendere il ”mare italiano pulito per decreto”. Il portavoce di Goletta Verde Barbara Meggetto spiega che ”quest’anno e’ entrata in vigore la nuova legge sulle acque di balneazione, con criteri molto piu’ permissivi rispetto alla precedente normativa. Contrariamente a quanto fatto nel 1982, quando l’Italia scelse la strada della severita’ e del rigore rispetto agli standard europei, stavolta il nostro Paese ha approfittato dell’opportunita’ concessa dalla direttiva comunitaria allargando le maglie sulla balneabilita’. Un passo indietro normativo che ha fatto classificare come balneabili alcuni tratti di costa che, fino a pochi mesi fa, non lo erano”. (ANSA).

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