Legambiente: E-R, in 23 anni spariti 7000 metri di costa

Litorale VV1
In Emilia-Romagna il 59% del litorale – 82 chilometri di costa – è stato modificato, nel corso degli anni, da interventi edilizi. Dal 1988 al 2011 sono stati cancellati settemila metri, pari al 5% del totale. E’ quanto emerge da uno studio della Goletta Verde, di Legambiente, intitolato ‘Il consumo di suolo nelle aree costiere italiane. La costa emiliano-romagnola, da Gorino a Cattolica: l’aggressione del cemento ed i cambiamenti del paesaggio’. In base ai numeri raccolti dall’associazione ambientalista, nei 23 anni trascorsi tra il 1998 e il 2011 sui 141 chilometri di costa che vanno da da Gorino, al confine con il Veneto, a Cattolica, al confine con le Marche, 82 chilometri, ossia il 59% sono stati trasformati a “usi urbani, infrastrutture portuali e industriali. Più precisamente 30 chilometri sono occupati da tessuti urbani densi, 39 chilometri sono interessati da un edificato meno denso, con carattere più rurale in trasformazione e 13 chilometri sono occupati da infrastrutture portuali e industriali”. Restano, nel complesso, 42 i chilometri di paesaggi costieri completamente liberi dal cemento, mentre i tratti costieri con paesaggi agricoli si sono ridotti a soli 17 chilometri: dal piano paesaggistico sono così “‘scomparsi’ settemila metri di costa, il 5%, trasformati irreversibilmente per usi urbani e turistici”. Di fatto, spiega Legambiente, la costa emiliano-romagnola appare divisa in due: “quella a nord, dove ancora sono presenti ambiti naturali di pregio, e quella a sud, dove è perfino difficile immaginare come fosse stato il paesaggio prima dell’arrivo della distesa di alberghi, palazzi, seconde case e stabilimenti”. Guardando alle quattro province costiere interessate, sui 47,4 chilometri di litorale del Ferrarese la percentuale di costa urbanizzata sul totale della provincia è pari al 29,3%; sui 48,7 chilometri del Ravennate, pari al 60,5%; sugli 8,3 chilometri del Forlivese-Cesenate, pari al 96,1% e sui 36,4 chilometri del Riminese, pari all’87,1%.
In un simile quadro, sottolinea Goletta Verde, “ciò che desta più preoccupazione è il continuo progredire dell’edificato. Da Cesenatico a Cattolica, caso quasi unico in Italia – viene sottolineato – è cresciuto esponenzialmente anche l’edificato alle spalle, creando così uno strato sempre più spesso di cemento tra il mare e le aree agricole, cancellando ogni corridoio ambientale”. Tra le situazioni segnalate, Legambiente evidenzia quella del comune di Cervia che, spiega ancora la nota, “si ostina a voler portare avanti la politica del calcestruzzo con l’ennesimo, il terzo, grattacielo. La giunta comunale di Cervia, a cui Legambiente ha per questo già assegnato ben due Bandiere Nere nel 2008 e nel 2012, non mostra alcun segnale di ravvedimento”. I paesaggi della costa “sono un patrimonio che l’Emilia Romagna deve portare nel futuro, cambiando attenzioni e politiche nei confronti di una risorsa a rischio – dichiara Katiuscia Eroe, portavoce della Goletta Verde di Legambiente – oggi cambiare non solo è possibile ma anche urgente per riuscirci occorre avere il coraggio e la lungimiranza di fissare un vincolo di inedificabilità assoluta per tutte le aree costiere attualmente non sfruttate per almeno un chilometro dal mare, attraverso l’approvazione di un piano paesaggistico che intervenga anche sui piani regolatori vigenti per stralciarne le previsioni edificatorie. In parallelo – chiosa – occorre inoltre definire una seria politica di riqualificazione di un patrimonio edilizio spesso costruito con ottica speculativa, senza qualità e futuro”.

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