Legambiente: la metà dei laghi italiani è inquinata

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Fuori legge i valori batteriologici riscontrati nel 51% dei 104 campionamenti realizzati, in 16 laghi italiani di dieci regioni, dalla ‘Goletta dei Laghi’ di Legambiente. E’ il risultato contenuto nel bilancio finale della campagna 2013 in cui ”foci dei corsi d’acqua, torrenti e fossi ancora una volta sono sul banco degli imputati”, afferma l’associazione ambientalista.
Tra i laghi del nord – spiega Legambiente – sono stati sette i bacini monitorati dai tecnici tra Piemonte, Lombardia, Veneto e Trentino Alto Adige: Garda (Vr, Bs, Tn), Iseo (Bg, Bs), Como (Co, Lc), Lugano (Va), Maggiore (Va, No, Vb), Varese (Va) e Viverone (To). Un totale di 73 punti monitorati, di cui ”ben 44 sono risultati inquinati o fortemente inquinati”. Nel Lazio sono passati all’esame dei tecnici di Legambiente 7 bacini lacustri tra le provincie di Roma (Bracciano e Albano), Viterbo (Bolsena e Vico), Rieti (Salto e Turano) e Latina (Posta Fibreno). Su un totale di 23 punti campionati, il 34% e’ risultato contaminato dalla presenza di scarichi fognari non depurati. Infine in Umbria, dove sono stati monitorati il Trasimeno (Pg) e Piediluco (Tr), su 8 prelievi solo 1 ha superato i limiti previsti dalla normativa. ”I risultati delle analisi – spiega Giorgio Zampetti, responsabile scientifico di Legambiente – mettono in luce anche quest’anno un sistema depurativo carente, che nel nostro Paese coinvolge ancora un quarto della popolazione e che rischia, oltre che gravi ripercussioni ambientali, di farci pagare pesanti sanzioni per le procedure d’infrazione dovute al mancato rispetto delle direttive europee”. Nel rilevare ”la mancanza di pianificazione e gestione congiunta di tutti i soggetti territoriali coinvolti, dalle amministrazioni lacuali a quelle dell’entroterra, dagli enti tecnici ai privati” il presidente nazionale di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza rivolge un appello ”alle istituzioni competenti affinché considerino i bacini lacustri prioritari nella stesura delle nuove politiche di gestione delle risorse idriche e dei territori rivieraschi. Un’azione fondamentale in previsione dello stanziamento dei nuovi fondi strutturali per il periodo 2014-2020, con particolare attenzione alle aree interne, che potrebbero trasformarsi da aree periferiche a laboratori strategici di sviluppo sostenibile”.

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