L’Europa discute sul futuro dell’agricoltura. De Castro: “no a riduzioni budget Pac”


La difesa delle risorse da destinare alla politica agricola comunitaria è stata al centro degli interventi che Paolo De Castro, Presidente della Commissione Agricoltura e Sviluppo rurale del Parlamento Europeo e Dacian Cioloş, Commissario UE all’Agricoltura, hanno tenuto oggi in Commissione SURE (Commissione speciale sulle sfide politiche e le risorse di bilancio per un’Unione europea sostenibile dopo il 2013).

“L’evoluzione della PAC negli ultimi vent’anni – sottolinea De Castro -, così come le riflessioni e le proposte che stanno animando il percorso di riforma, ci hanno portato alla costruzione di una politica che esce dal recinto delle politiche settoriali, per abbracciare obiettivi e ambizioni che coinvolgono l’intera società europea. Il legame dell’agricoltura con i temi della biodiversità, del cambiamento climatico, del risparmio idrico, della vitalità delle aree rurali, può generare valori pubblici oggi indispensabili per una prospettiva di crescita equilibrata della nostra società. Valori che vanno sostenuti da politiche e risorse appropriate”

“Il ciclo di riforme partito nel 1992 – continua il Presidente della Commissione Agricoltura -, ha portato ad una progressiva diminuzione dell’entità delle risorse destinate a questa politica; una riduzione tanto più significativa se vista alla luce del processo di allargamento, che con l’avvio della nuova programmazione ci porterà a 29 Paesi Membri. Oggi abbiamo bisogno di affrontare le nuove sfide senza ulteriori tagli alle risorse. Un punto che, come Commissione Agricoltura e Sviluppo Rurale prima e come espressione dell’intero Parlamento Europeo poi, abbiamo affermato con decisione nell’approvazione, a larghissima maggioranza, del Rapporto Lyon. Oggi la PAC rappresenta molto di più: è una straordinaria leva per interpretare al meglio le esigenze e le sensibilità dei nostri cittadini, per traguardare al meglio gli obiettivi di crescita intelligente e sostenibile che ci siamo dati con il varo della Strategia 2020. Riformiamo quella che storicamente é la più importante, per storia e peso, delle politiche europee, in un momento peraltro straordinario, nel quale il tema della sicurezza alimentare riacquista importanza e vigore, soprattutto in prospettiva futura. Le proteste violente che in questi giorni hanno avuto luogo in Tunisia e Algeria sono una prima manifestazione del fatto che siamo entrati in una nuova era in cui il cibo rischia di diventare una risorsa scarsa. E l’Europa non può sottovalutare la necessità di dare oggi una risposta strategica e lungimirante a questa nuova emergenza, destinata ad accendere nuovi focolai di disagio e protesta in diverse aree del pianeta”.

“In questo quadro – conclude De Castro – ulteriori ipotesi di riduzione del budget dedicato alla PAC non possono trovare cittadinanza all’interno della visione del futuro dell’agricoltura europea che abbiamo messo in piedi come Parlamento Europeo. Rischieremmo di mortificare e comprimere obiettivi vitali per la Società Europea, che possono essere assicurati dall’attività dei circa 14 milioni di agricoltori che oggi gestiscono quasi la metà del territorio europeo. Come Parlamento abbiamo il dovere di contribuire a una prospettiva di crescita e consolidamento, portando avanti con coerenza quanto sino ad oggi deliberato, che per la PAC significa costruire un intervento all’altezza delle sfide che abbiamo di fronte, mantenendo almeno invariati gli attuali impegni finanziari”.

2 Commenti in “L’Europa discute sul futuro dell’agricoltura. De Castro: “no a riduzioni budget Pac””

  • Marcelo fagioli scritto il 23 gennaio 2011 pmdomenicaSundayEurope/Rome 23:41

    Anales Academia de Agronomia Argentina: 57:98 – 105. 2003

    SENIGAGLIESI, Carlos A. Desarrollo de la siembra directa en la Argentina. 57:98-105. 2003

    DESARROLLO DE LA SIEMBRA DIRECTA EN ARGENTINA

    Ing. Agr. CARLOS SENIGAGLIESI

    En primer lugar, deseo agradecer a las autoridades de la Cámara Arbitral de la Bolsa de Cereales por haber instituido este premio y muy especialmente, a los miembros del Jurado por habérmelo otorgado. Quiero hacer extensivo el reconocimiento por este premio al INTA, donde me inicié profesionalmente y donde trabajé toda la vida. Lo poco o mucho que pude hacer, se lo debe a su organización, que facilitó mi formación y capacitación y me dio todas las posibilidades para trabajar y a la participación y colaboración de una gran cantidad de personas, colegas y colaboradores con los que trabajamos juntos. Sin ellos, nada hubiera sido posible.

    Por otra parte, lo realizado en agricultura conservacionista y siembra directa no es el trabajo de una persona, sino el producto del esfuerzo de mucha gente que durante mucho tiempo y en forma silenciosa fueron aportando resultados que a lo largo del tiempo posibilitó la difusión exitosa de esta tecnología en el país.

    Fue en 1968 cuando tuve contacto por primera vez con la Siembra Directa, que por supuesto en aquellos años no se la llamaba de esa manera. En la EEA de Pergamino, trabajaba el Dr. Marcelo Fagioli, oriundo de Italia. Estudiaba el sistema radicular del maíz, en particular, el efecto de las labranzas(superficial y profunda) sobre el crecimiento de las raíces. Como buen investigador, quería para contrastar con las parcelas aradas un testigo absoluto, sin arar, para lo cual controlaba las malezas con atrazina y 2,4 D, y sembraba el maíz con un palo puntiagudo, como lo hacían los Aztecas y los Incas. Por varios años venía encontrando que las raíces crecían casi igual y los rendimientos no eran muy diferente entre arar o sembrar directamente sin arar, controlando malezas.

    La anécdota es que cuando llegué a la EEA para incorporarme a trabajar, me organizaron una recorrida para que conociera a los distintos equipos de trabajo y me advirtieron que cuando estuviese con el Dr. Fagioli, no tomara muy en cuenta sus comentarios sobre esos resultados. No podía ser que se contradijera de esa manera el paradigma básico de la agricultura, esto era que para hacer crecer un cultivo había que arar el suelo y sobre todo en maíz, donde la primer recomendación pasaba por “preparar una cama de siembra profunda y bien mullida”. Decían que algo equivocado debía haber en el procedimiento experimental del Dr. Fagioli . Pero ciertamente que sus investigaciones eran validas y contemporáneas de las primeras que se estaban realizando en USA. Si se le hubiera prestado la debida atención hubiéramos ganado mucho tiempo en el desarrollo y difusión de la Siembra Directa…..

    RITORNO ALLA PREISTORIA.

    NASCITA DELLA “SEMINA DIRETTA”

    L’uomo divenne agricoltore quando imparò a fare piccoli buchi nel terreno ed

    a riporvi i semi. Poi qualcuno costruì una specie di aratro capace di aprire un

    piccolo solco superficiale. Poi furono inventati gli aratri veri, prima di legno,

    poi d’acciaio.

    E Newton e Leibniz insegnarono a calcolare le forze ed i movimenti delle zolle

    che si rovesciano su se stesse, coprendo di terra la vegetazione spontanea.

    Aumentò così, enormemente, la produzione agricola ma aumentò anche l’erosione

    del suolo.

    Nel 1964, io stavo già lavorando in una Stazione Sperimentale Agricola, in

    Argentina ed avevo disegnato alcuni esperimenti per approfondire la conoscenza

    della dinamica dell’acqua nel suolo. Il disegno sperimentale comprendeva

    anche parcelle con colture seminate su terreno arato e non arato. Secondo

    quanto previsto le piante coltivate avrebbero dovuto crescere bene, nelle

    parcelle arate e male, in quelle non arate. Ricordo ancora la mattina quando

    l’incaricato del campo, con una faccia molto preoccupata, si precipitò nel mio

    ufficio e mi chiese:

    – “Dottore, come faccio io a seminare in un suolo non arato?” – Lo rassicurai

    spiegandogli lo scopo e la maniera di procedere e dicendogli che avremmo controllato

    la crescita della vegetazione spontanea mediante l’uso di prodotti chimici.

    Le cose andarono, all’inizio, come avevamo previsto. Le piantine nacquero

    stentatamente nelle parcelle non arate. Lo sviluppo della vegetazione

    migliorava sensibilmente man mano che aumentava la profondità della rimozione

    del suolo.

    Alcuni professionisti, dipendenti di grandi società dedicate all’agricoltura, si

    mostrarono interessati a questa ricerca. Venivano a visitarmi di quando in

    quando ed io li guidavo sino al campo sperimentale. Non portavo con me il

    disegno dello stesso perché i trattamenti si potevano intuire dalla differenza in

    altezza della vegetazione. Ma un giorno, dopo qualche tempo dalla semina, una

    volta arrivato con alcuni ospiti al campo sperimentale, non fui più in grado di

    distinguere le parcelle con e senza rimozione del terreno. Rimanemmo tutti

    molto meravigliati. Ancor più io lo fui, quando ottenni i rendimenti in grano

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    corrispondenti ai diversi trattamenti. Non c’erano differenze apprezzabili tra

    il rendimento delle parcelle arate e non arate. Meglio non riportare i commenti

    del personale della Stazione Sperimentale. Il più benevolo era quello che mi

    consigliava d’andare in manicomio, se credevo davvero di poter seminare in

    quella maniera i campi della zona.

    L’esperimento fu ripetuto negli anni seguenti, ma era molto difficile far accettare

    la filosofia di “questa nuova” e “preistorica”, tecnica colturale. É naturale…

    dopo i millenni nei quali era stato usato l’aratro!

    Ora la semina su terreno non arato è molto diffusa nella “Pampa” e, per quanto

    ne so, anche in Africa e in altre parti del mondo.

    Si chiama “siembra directa”, “no till”, “no tillage”, “labranza cero”.

    Aiuta molto a risolvere il problema della conservazione del suolo, specialmente

    nei paesi nei quali è rimasto qualcosa da conservare.

    Non ha avuto molta diffusione in zone dell’Asia e dell’Europa, dove l’uso millenario

    dell’aratro ha causato già tutta l’erosione che era possibile provocare.

    Ora si parla molto di desertificazione ed erosione. Ma non bisogna dimenticare

    che, quando gli spartani difendevano le Termopili, la larghezza del passaggio

    occupato da quei trecento eroi, non era molto grande. Ora, tra un lato e

    l’altro del valico delle Termopili, ci sono chilometri.

    Questa è l’erosione.

    Preso da: Ricordi di un emigrato dei nostri tempi” Marcello Fagioli (Vedi Google)

  • Marcelo Fagioli scritto il 15 febbraio 2012 pmmercoledìWednesdayEurope/Rome 22:43

    Breve storia dell’aratro.

    L’agricoltura è nata tanto tempo fa. Forse 10.000 anni. Per prima cosa l’uomo riuscì a domesticare animali selvaggi e questo aiutò a renderlo sedentario. L’uomo, più o meno sedentario, iniziò ad osservare il ciclo delle piante, la loro crescita, la formazione dei fiori e dei semi, la risemina ed il nascere delle nuove piante, ed un uomo di genio se la ingegnò per raccogliere semi e nasconderli nel suolo ed aspettare la formazione di nuove foglie, semi e tuberi che in tal modo poteva ottenere nella quantità a lui necessaria e che poteva inoltre conservare per il resto dell’anno. Era nata la prima era dell’agricoltura.

    Poi, un bel giorno, un altro genio immaginò di usare un residuo del tronco di un albero per aprire un solco e, per lavorare meno, fece trainare il tronco da uno dei suoi animali domestici o quasi. Era nato l’aratro di legno, che poi fu modificato in mille modi, col passare dei secoli.

    Nell’età del bronzo si fecero aratri di metallo, che duravano più tempo ed erano qualcosa di simile a ganci che raschiavano la superficie della terra e, sempre col passare dei secoli, si unirono altre parti di legno, poi di metallo che rovesciavano il pane di terra, eliminando in tal modo le erbe spontanee dannose al raccolto. Passarono millenni e nel 1600-1700 DC gli aratri erano già quasi tutti di metallo e per di più potevano essere trainati da macchine a vapore e poi da trattori simili ai nostri moderni. Era la seconda era dell’agricoltura.

    Poi, nei due secoli seguenti, l’agricoltura si sviluppò in maniera impensabile. Forse dobbiamo al genio di Mendel e di Pasteur, alle nuove specie vegetali venute dall’America, l’essere riusciti a rendere bugiarde le ipotesi di Malthus che promettevano fame, dovuta alle crescita in maniera geometrica della popolazione umana.

    Oggi abbiamo l’ingegneria genetica e, presto, potremo fabbricare in laboratorio piante, o meglio organismi capaci di produrre gli alimenti a noi necessari, con le qualità che riterremo più opportune.

    E l’aratro accompagnò sempre la crescita delle civilizzazioni. All’inizio realizzava un graffio sulla superficie del suolo, appena sufficiente a ricevere i semi. Poi l’uomo costruì aratri che lavoravano sempre a maggiore profondità, sino ad ottenere il taglio di una zolla sufficientemente profonda per essere rovesciata e seppellire così la vegetazione spontanea. Poi si volle ottenere una profondità di lavoro sempre maggiore per modificare la struttura naturale del suolo ed ottenere la penetrazione e conservazione delle piogge in profondità ed esporre all’aria, all’ossigeno e al calore dell’estate le zolle ed ottenere la loro disgregazione e la solubilizzazione delle sostanze nutritive. E In tal modo aumentava l’erosione del suolo e si andava verso la desertificazione e desertizzazione di sempre maggiori superfici.

    Quanto accadde nella prima metà del ‘900, in America del Nord, generò un allarme mondiale e maggiore interesse per l’erosione eolica e finalmente si cominciò ad intendere che forse era meglio non modificare la naturale struttura del suolo e che le piogge potevano essere conservate in profondità mantenendo la superficie coperta con residui vegetali .

    E si parlò di riduzione delle rimozioni del suolo con un minimo di lavori, e si usarono aratri di nuove forme, aratri a disco, erpici ed altri attrezzi, sempre con l’idea che il suolo doveva essere rimosso dall’uomo per fare infiltrare l’acqua della pioggia ed aumentare la fertilità.

    Ma alcune semplici esperienze e l’uso di erbicidi per controllare la vegetazione spontanea, dimostrarono quanto fossero sbagliate quelle idee che dominarono per millenni l’agricoltura. La migliore struttura del suolo è la naturale, che permette, inoltre, la facile penetrazione delle radici. La migliore infiltrazione e conservazione dall’acqua di pioggia si ottiene lasciando in superficie i residui delle coltivazioni, come avviene nei boschi.

    E nacque la semina diretta o labranza cero o no tillage o sod seeding che, con la fitotecnica, l’ingegneria genetica e la fitochimica domina l’attuale agricoltura.

    E l’aratro fu abbandonato, arrugginito ed ormai inutile, in un angolo del campo.

    Marcelo Fagioli.

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