Liberalizzazioni, approvata risoluzione per rapida attuazione dell’articolo 62


In Italia, “per ogni 100 euro spesi dai consumatori per acquistare i prodotti agricoli non trasformati, principalmente gli ortofrutticoli freschi, solo 20 restano al settore agricolo, mentre 73 euro rappresentano la quota del commercio e del trasporto; 7 euro sono spesi per acquistare prodotti di provenienza estera”. Lo afferma una risoluzione della Commissione agricoltura della Camera sull’art.62 del decreto liberalizzazioni, relativo a nuove regole nei rapporti commerciali nella filiera agroalimentare. Da qui l’attenzione “rivolta in particolare alla categoria dei prodotti alimentari individuata dall’articolo 62, ai requisiti ed alle condizioni dei contratti, alla tracciabilità delle operazioni, alle fattispecie di condotte ritenute concorrenza sleale e soprattutto alla modalità ed ai tempi di pagamento della merce”. I parlamentari della commissione Agricoltura della Camera si sono pronunciati sulla norma che disciplina le relazioni commerciali in materia di cessione di prodotti agricoli ed agroalimentari, sollecitando l’adozione di un “decreto attuativo il più funzionale possibile alle esigenze del comparto, privo di eccessi di burocrazia e di aggravi per le imprese, soprattutto per le piccole e medie imprese agricole”. “La commissione ha proceduto alla disamina – ha spiegato il presidente dell’organismo parlamentare, Paolo Russo – delle possibili criticità che potrebbero derivare dall’applicazione dell’articolo 62, procedendo alla segnalazione delle misure da mettere in campo per favorire l’effettivo riequilibrio del potere contrattuale dei soggetti della filiera agroalimentare”. “Solo così – ha proseguito Russo – la norma potrà produrre i risultati sperati e soprattutto sortire quell’inversione di rotta culturale necessaria molto più di una legge a restituire dignità e diritti agli agricoltori”. Presupposto delle richieste della Commissione, i dati statistici europei ed italiani dai quali emerge che “il reddito degli agricoltori è in continua diminuzione, -11,6 per cento dal 2009 a livello di Unione europea, e che i prezzi pagati dai consumatori non riflettono quelli corrisposti ai produttori agricoli, pur continuando questi ultimi a investire in qualità e innovazione”. (ANSA).

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