L’imballaggio in cartone allunga la vita alle pesche. Uno studio Unibo presentato a Macfrut

convegno2Il ruolo fondamentale dell’imballaggio è quello di preservare e non danneggiare il prodotto contenuto, ma oggi più che mai il packaging ha anche, e soprattutto, il ruolo di valorizzare il prodotto nel tempo.
Se si parla di ortofrutta – cioè di prodotti non lavorati che fanno della freschezza il loro aspetto distintivo – l’imballaggio ha un altro ruolo fondamentale: può condizionare la cosiddetta “shelf life” del prodotto, ovvero il periodo oltre il quale esso non può essere venduto e consumato (come indicato per legge dalla data di scadenza).
Scegliere l’imballaggio più idoneo per la migliore shelf life dei prodotti ortofrutticoli significa quindi avere più tempo a disposizione per vendere e consumare frutta e verdura, sia per quanto riguarda la distribuzione (mercati generali e supermercati), sia per quanto riguarda il consumatore finale, che acquisterebbe così un prodotto con un grado di conservazione maggiore. Un aspetto di non poca rilevanza, se si considerano gli sprechi alimentari che ogni anno si registrano lungo la filiera distributiva, come sottolineano anche gli studi condotti da Last Minute Market, spin off dell’Università di Bologna divenuto eccellenza europea nella lotta allo spreco alimentare.
E non solo. Uno sviluppo in tal senso potrebbe avere ricadute anche sulla qualità dei prodotti stessi.
Oggi i prodotti ortofrutticoli sono oggi raccolti, stoccati e lavorati in relazione alla destinazione di vendita, al periodo di tempo necessario per raggiungere lo scaffale previsto, alle rotazioni e alle marginalità per prodotto a punto vendita e non in relazione al giusto grado di maturazione per il consumo. Riuscire a lavorare sulla shelf life significa quindi portare sulla tavola del consumatore un prodotto più buono e a più lunga conservazione.
BESTACK, consorzio non profit di ricerca che raggruppa le aziende italiane che producono imballaggi in cartone ondulato per ortofrutta, ha promosso uno studio che indaga proprio questo, ovvero l’interazione fra imballaggio e prodotto contenuto, al fine di garantire la migliore shelf life dei prodotti ortofrutticoli e mantenere elevati standard di igiene e sicurezza.
Lo studio, condotto da un’equipe dell’Università di Bologna coordinata dalla professoressa Rosalba Lanciotti del Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agro-Alimentari di Cesena, è stato presentato in occasione dell’edizione 2013 di Macfrut, la kermesse cesenate punto di riferimento a livello internazionale per i professionisti dell’ortofrutta, nel corso di un workshop dal titolo “Imballaggi & Shelf Life: Implicazioni Microbiologiche e Ripercussioni Economiche per l’ortofrutta” lo scorso giovedì 26 settembre. Nel corso del workshop il professor Roberto Della Casa dell’Università di Bologna, sede di Forlì, ha poi tradotto il possibile miglioramento della shelf life del prodotto in termini commerciali lungo la filiera, dalla produzione al consumo.
L’obiettivo dell’equipe universitaria era quello di valutare le interazioni tra diverse tipologie di imballaggi e prodotto contenuto. In particolare, lo studio ha confrontato l’effetto che hanno sulla shelf life delle pesche gli imballaggi in cartone ondulato monouso certificati Bestack rispetto alle cassette di plastica a sponde abbattibili.
La filiera ortofrutticola presenta molteplici e diverse variabili, per questo la ricerca ha previsto condizioni iniziali di igiene identiche per il cartone monouso certificato Bestack e le plastiche riutilizzabili, per poi inoculare in entrambi gli imballaggi la medesima quantità di microrganismi degradativi, questo per valutare l’effetto di imballaggi diversi a parità di contaminazione sul prodotto contenuto.
Il piano sperimentale ha previsto diversi casi di temperatura di conservazione lungo la supply chain, di numero di lesioni e di ore di commercializzazione e ha misurato il tempo che impiegavano le pesche confezionate per raggiungere livelli di contaminazione batterica che non consentivano più di commercializzare il prodotto.
Tra i tanti casi analizzati – considerando condizioni più favorevoli rispetto a quelle che quotidianamente riscontiamo nei supermercati – la ricerca dimostra che le pesche confezionate nel cartone ondulato hanno una shelf life superiore del 20% rispetto a quelle imballate in plastica riutilizzabile a sponde abbattibili: il che si traduce in un giorno in più a disposizione del consumatore per consumare il prodotto. E in casi di mantenimento non ottimale della catena del freddo (e quindi a temperature più elevate), il dato raddoppia, con una differenza tra le due tipologie di imballaggio superiore ai due giorni.
Una delle motivazioni risiede nelle caratteristiche diverse dei materiali: il cartone ondulato certificato Bestack è per sua natura poroso, ed è in grado quindi di intrappolare i microrganismi degradativi. La plastica invece è un materiale più scivoloso, tale da favorire una migrazione maggiore di microrganismi verso frutta e verdura contenute, dove si trova un substrato preferibile da colonizzare.
Senza spingersi in calcoli empirici sulla quantità di pesche che eviterebbero di essere sprecate se tutte fossero imballate in cartone ondulato – un vantaggio evidente, ma di difficile determinazione – risulta comunque chiaro che il consumatore ha più tempo a disposizione per consumare le pesche acquistate se esse sono confezionate in un imballaggio in cartone ondulato certificato Bestack, e il prodotto ha anche un livello qualitativo più elevato.
E’ noto che la logistica di rifornimento nella Gdo è governata dalla velocità di rotazione del prodotto e dalla redditività garantita da quest’ultimo a metro quadro, e non dalla soddisfazione del consumatore: ma se quest’ultima diventasse sempre più una finalità di chi offre frutta e verdura, allora pensare a quali tipologie di imballaggi preferire per migliorare la shelf life dei prodotti ortofrutticoli potrebbe essere un elemento strategico su cui investire, e anche un importante elemento di comunicazione.
Scrivere in un negozio o un supermercato che l’ortofrutta venduta dura un giorno in più, oltre che un eccezionale elemento di segmentazione dell’offerta, sarebbe un elemento di immediata comprensione e di grande attrattività per il consumatore. E per tutti noi.

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