L’immigrazione cresce bene sui campi

lav2Sono oltre 90.000 che arrivano da est europeo , asia e nord africa, e sempre piu’ gli extracomunitari occupano ruoli non solo di bassa manovalanza, ma profili specializzati. E crescono anche le imprese a conduzione extracomunitaria, che negli ultimi 5 anni sono aumentate del 26,3% (fonte Unioncamere), nonostante le statistiche non comprendano più i tanti lavoratori provenienti dalle aree di recente adesione all’unione europea come Romania e Polonia. Nei ruoli subordinati, questi lavoratori si trovano ad occupare spazi spesso lasciati vuoti dalle nuove generazioni italiane. e cosi’ mungitori indiani, potatori macedoni e risicoltori cinesi compongono il puzzle della nuova agricoltura nazionale, uscendo sempre piu’ dal lavoro nero. Lo dimostra ad esempio la fotografia Istat , secondo cui la forbice tra gli stipendi riservati agli italiani e quelli per gli immigrati si assottiglia sempre piu’, riducendosi in agricoltura al 2%( sei volte in meno rispetto al manifatturiero) . Sono 7.000 le aziende agricole condotte da albanesi, serbi e tunisini , cui si affianca una quota sull’emerso che nel 2008 sfiora il 13% del totale degli addetti in agricoltura (fonte Inea). Sono in tutto 90mila i lavoratori dipendenti (di cui 17.000 a tempo indeterminato e 73.000 a tempo determinato), provenienti da Bangladesh, Marocco, India, Albania, Pakistan, Malawi, Tunisia, Sri Lanka. Il 42% è impiegato nella produzione delle colture arboree e nella raccolta della frutta, il 32% nella raccolta di ortaggi e pomodori, il 13% nell’allevamento, la parte restante nell’agriturismo e nella vendita dei prodotti.(Apcom)

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