Lo conferma anche il Cnr: il caldo record ha ridotto le rese


Dopo una delle estati piu’ calde degli ultimi anni, si aspettano gravi conseguenze sull’agricoltura, sui boschi e, piu’ in generale, sugli ecosistemi naturali.
“Mais, girasole, barbabietola sono in quantita’ inferiore poiche’ hanno subito forti ripercussioni, ma gli effetti del caldo si sono fatti sentire anche sulla produzione di uva, con vendemmie anticipate gia’ alla fine di agosto ma contenute, anche se di buona qualita’, vista la maggiore concentrazione degli zuccheri”. Lo afferma Federica Rossi dell’Istituto di biometeorologia (Ibimet) del Cnr di Bologna in un articolo apparso su Almanacco della scienza. “Lo stress da calore – ha spiegato Rossi – ha avuto effetti negativi anche sulla produzione animale, riducendo del 10-20 per cento latte, carne e uova poiche’ il caldo ha accresciuto il consumo metabolico degli animali, aumentato la sudorazione, ridotto il passaggio degli alimenti nella catena digestiva e il flusso sanguigno agli organi interni. Anche il miele ne ha risentito: le api hanno dovuto infatti usare molte delle proprie energie per abbassare la temperatura degli alveari, introducendovi acqua e facendola volatilizzare con i battiti delle ali, e hanno anche trovato meno fiori a disposizione. Cosi’ pure le attivita’ di alpeggio e la produzioni di formaggio nelle malghe del Nord Italia risentono della minore disponibilita’ di foraggi freschi”. Quali sono le conseguenze del protrarsi dell’afa estiva? “Le piante in natura sono adattate a minimizzare gli impatti di eccessi termici e la siccita’: effetti negativi di rilievo si registrano quasi esclusivamente in condizioni estreme, quali quelle di quest’anno”, ha risposto la ricercatrice dell’Ibimet-Cnr. “La capacita’ di regolazione di molte specie ortive, frutticole ma anche di pieno campo come il mais, non e’ stata sufficiente a mantenere la normale attivita’ di regolazione delle perdite di acqua e di mantenimento del contenuto idrico delle foglie senza modificare in modo sensibile l’attivita’ fotosintetica”, ha aggiunto. In alcuni momenti della giornata, secondo la ricercatrice, in particolare nelle ore pomeridiane, molte tra le specie piu’ sensibili, originarie delle zone temperate, con grandi superfici o estensioni fogliari, con apparato radicale limitato o poco profondo, hanno dovuto ricorrere alla chiusura degli stomi. “Queste aperture che si trovano nella parte inferiore della foglia e costituiscono una via di comunicazione con l’esterno, dalle quali escono le molecole di vapore acqueo ed entrano le molecole di Co2 a seguito della chiusura hanno limitato l’assimilazione fotosintetica giornaliera e, sul lungo tempo, la produzione primaria, riducendo inoltre la disponibilita’ dei carboidrati da trasferire verso frutti e semi”, ha detto Rossi. “Le piante quindi hanno assimilato meno carbonio e questo, come gia’ accaduto nella rovente estate del 2003, ha condizionato in modo negativo anche il contributo delle grosse estensioni forestali alla riduzione dell’anidride carbonica in atmosfera”, ha aggiunto. Quindi, un colpo alle produzioni ma anche un colpo alla mitigazione ambientale che le piante riescono a svolgere.
Ai danni sulla produzione, misurabili e quantificabili anche con una vistosa e inevitabile crescita dei prezzi al consumo, se ne uniscono altri, a breve e lungo termine, tra i quali il depauperamento della fertilita’ organica dei terreni, la diversa propensione delle piante ad attacchi di patogeni, la grande vulnerabilita’ verso il fuoco. “Il clima, e le risposte che riusciremo a offrire per contrastare i suoi estremi, sono di enorme importanza per il nostro Paese. Ricordiamo come la varieta’ dei paesaggi italiani, e anche di quelli agrari tradizionali sia un grosso punto di forza della nazione. La riconosciuta immagine di alta qualita’ dei nostri prodotti fornita ai mercati esteri – ha concluso la ricercatrice dell’Ibimet-Cnr – comprende infatti notevoli rimandi al territorio e alla bellezza dei luoghi, portando con se’, oltre al puro valore commerciale dei beni prodotti, un valore aggiunto di grande rilevanza che non possiamo permetterci di trascurare: l’attrattiva turistica”.

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