Lo scoiattolo grigio minaccia le nocciole

Lo scoiattolo grigio sta mettendo a rischio la produzione di nocciole nei territori di Langa, Roero, Monregalese e Cebano. A lanciare l’allarme è una lettera, inviata alla Regione Piemonte e alla provincia di Cuneo dal CReSO – Consorzio di Ricerca e Sperimentazione per l’Ortofrutticoltura piemontese, insieme alle Organizzazioni di Prodotto corilicole Ascopiemonte, Piemonte Asprocor e cooperativa Corilanga, nella quale si chiede di favorire l’estensione dell’attività di monitoraggio e di cattura dello scoiattolo grigio, attualmente concentrata nella cintura torinese, anche nell’areale delle Langhe. Attività già portata avanti dal Progetto LIFE + EC-SQUARE (http://www.rossoscoiattolo.eu/) di cui è Projet Manager il Dott. Bertolino dell’Università di Torino, che si occupa della tutela dello scoiattolo comune attraverso interventi mirati a fermare lo scoiattolo grigio e che vede tra i beneficiari tre Regioni, tra cui la Regione Piemonte.
La produzione corilicola piemontese è infatti in progressiva espansione e attualmente la superficie investita a nocciolo è di 12.100 ettari. La varietà coltivata è la Tonda Gentile Trilobata e l’investimento più consistente è proprio in provincia di Cuneo, con circa 9.000 ettari di nocciolo distribuiti prevalentemente tra l’alta e bassa Langa, oltre che nel Roero, nel Monregalese e nel Cebano.
Territori collinari per i quali il nocciolo rappresenta un pilastro dell’economia agricola, offrendo remuneratività, salvaguardia del territorio da pericoli di dissesto idrogeologico, oltre che essere un elemento di valorizzazione del paesaggio.
Negli ultimi anni, purtroppo – si legge nella lettera – il comparto ha subito ingenti perdite economiche a causa dei ripetuti attacchi da parte di roditori come il ghiro, specie infeudata all’ambiente boschivo, che tuttavia riesce a sfruttare anche i noccioleti durante la fase di approvvigionamento del cibo, che negli ultimi sei anni (2004-2009) in Piemonte ha portato all’indennizzo di danni per circa 100.000 euro all’anno.
Un quadro tutt’altro che roseo al quale ora si aggiunge il rischio concreto dell’arrivo dell’altro temutissimo roditore, lo scoiattolo grigio (Sciurus carolinensis) appunto, già presente in Lombardia, Liguria, Umbria e Piemonte, dove vive la popolazione più grande, estesa su circa 2.000 km nelle province di Torino e Cuneo.
Il numero di questi animali, secondo un modello previsionale elaborato in collaborazione tra l’Università di Torino e l’Università di Newcastle (UK), sarebbe comunque destinato a crescere e la popolazione a espandersi nelle Alpi Occidentali, nel sistema collinare interno e, tra una cinquantina d’anni, verso l’Appennino tra Emilia Romagna e Toscana.
Una prospettiva che preoccupa i produttori di nocciole piemontesi. Si tratta, infatti, di un roditore vorace, competitivo che, a differenza del ghiro, non va in ibernazione. È stato calcolato, in base al peso dell’animale (500-650 g lo scoiattolo grigio rispetto ai 100-140 g di un ghiro), al suo fabbisogno energetico e al fatto che gli scoiattoli in autunno usano le nocciole per costituire le scorte invernali, un possibile consumo di 6-12 kg di nocciole/anno per animale. La specie può raggiungere densità notevoli: da 1-2 fino a 10-20 animali/ha. L’impatto complessivo sui noccioleti può quindi essere rilevante e anche superiore a quello oggi dovuto al ghiro.

3 Commenti in “Lo scoiattolo grigio minaccia le nocciole”

  • ALESSIO scritto il 27 marzo 2012 pmmartedìTuesdayEurope/Rome 15:06

    IBERNAZIONE!!!????? IL GHIRO????!!!! ROBA DA MATTI!!!!
    NON ESAGERIAMO COL BAROLO!!!

  • Redazione scritto il 27 marzo 2012 pmmartedìTuesdayEurope/Rome 16:48

    Sembra fantascienza ma è così. Dopo il suo commento abbiamo controllato e pare proprio che l’ibernazione sia un torpore profondo che può durare settimane o mesi caratteristico dei piccoli mammiferi mentre il letargo è quello degli animali più grossi (orsi e marmotte)… e poi se si dice dormire come un ghiro ci sarà un motivo?
    Scherzi a parte! se qualcuno ha fonti certe siamo curisoi anche noi

  • Stefano scritto il 3 agosto 2012 pmvenerdìFridayEurope/Rome 16:03

    beh…da noi quest’inverno i ghiri sono sopravvissuti a temperature dell’ordine di -20…il termine “ibernazione” sembra quindi appropriato…

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