“L’olivicoltura italiana non si divida”

“Il rischio grosso che l’olivicoltura italiana sta correndo è che si divida su di uno strumento che doveva unire.” E’ quanto afferma il presidente del Ceq, Consorzio extravergine di qualità, Elia Fiorillo in merito al tema degli alchil esteri ed all’articolo 43, comma 1 bis, del decreto sviluppo, convertito in legge il 7 agosto scorso. “In effetti la legge – prosegue Fiorillo – prevede che “gli oli di oliva extravergini che sono etichettati con la dicitura «Italia» o «italiano», o che comunque evocano un’origine italiana, sono considerati conformi alla categoria dichiarata quando presentano un contenuto in metil esteri degli acidi grassi ed etil esteri degli acidi grassi minore o uguale a 30 mg/Kg.” Se quel valore 30 diventa, come già sta avvenendo, per alcuni il feticcio da abbattere e per altri da adorare, non andiamo da nessuna parte. Ancora una volta noi italiani dimostriamo di essere pasticcioni, più attenti ad operazioni demagogiche che possono diventare un boomerang proprio per i soggetti, produttori in primis, che si vogliono tutelare.
Più di dieci anni fa il Consorzio extravergine di qualità, per provare a combattere il fenomeno malavitoso degli oli deodorati, bandì un concorso per l’individuazione di un metodo scientifico che potesse smascherare i truffatori. Va ricordato che nel Consorzio, allora come oggi, è rappresentata tutta la filiera, dalla grande industria di trasformazione ai produttori. Non ci fu alcun vincitore all’iniziativa del Consorzio. I metodi proposti o erano fantasiosi o inattendibili. Per fortuna sono arrivati recentemente gli Alchil esteri, che va detto sono ancora in sperimentazione e non sono il Vangelo, che su quel fronte possono fare chiarezza. Ma attenzione ad esagerare. Il rischio che si sta correndo è quello di penalizzare, in base a come è stato malamente impostato l’art. 43 del decreto sviluppo, produzioni italiane di grande pregio. Ma non solo. Quella soglia di trenta può diventare un pretesto per gli speculatori per comprare a basso prezzo produzioni di qualità italiane e, magari, imbottigliarle all’estero. Sicuramente un parere degli esperti e degli organismi deputati al controllo, prima della stesura del decreto, sarebbe stata “cosa buona e giusta”. Ma così non è stato ed il rischio di confusione è molto alto.

Cosa diversa, invece, è ipotizzare per l’Alta qualità italiana – il decreto dovrebbe essere varato prossimamente – un disciplinare che potrebbe prevedere un valore anche più restrittivo, come per esempio 20 di Alchil esteri. In questo caso si premia il top. Insomma, non si ragiona su tutti gli oli extravergini italiani, che sono tanti e molto vari, ma appunto solo su una fascia ben delimitata, senza penalizzare chi per condizioni climatiche e varietali si avvicina troppo al limite.

L’augurio è che si possa riscrivere la norma rendendola applicabile”.

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