Lombardia, interrotte trattative sul prezzo del latte


Si sono rotte le trattative sul prezzo del latte in Lombardia: lo rendono noto Coldiretti e Confagricoltura. ”Dopo ore di braccio di ferro sulle quotazioni da raggiungere, che poi fanno da punto di riferimento per tutto il nord Italia, compresa la provincia di Piacenza, questa sera gli allevatori e gli industriali – afferma Coldiretti – si sono lasciati senza un accordo e senza una data per un’eventuale ripresa del confronto”. ”Le posizioni sono rimaste troppo distanti – spiega Nino Andena, presidente della Coldiretti Lombardia – e gli industriali hanno tentato di farci accettare condizioni ridicole rispetto alla situazione di mercato che negli ultimi 6 mesi non ha fatto altro che migliorare: a questo punto valuteremo tutte le iniziative da mettere in campo per difendere il prodotto”. Vista la situazione, conclude Andena ”i nostri soci si possono considerare liberi anche di cambiare la destinazione del loro latte e di portarlo dove vengono applicate le condizioni migliori dettate dal mercato”. ”Le valutazioni sull’andamento del mercato che inducevano la parte agricola a chiedere un prezzo decisamente piu’ remunerativo di quello siglato a gennaio – aggiunge Confagricoltura – non state condivise dalla controparte industriale: constatata l’eccessiva distanza tra le posizioni espresse, l’incontro si e’ quindi concluso con la rottura della trattativa. Essendo giunto a scadenza con la data del 30 giugno il contratto siglato a gennaio, gli allevatori sono nelle condizioni di poter individuare nuove possibilita’ di conferimento della loro produzione, che possano garantire loro una adeguata contropartita economica”.

‘E’ una situazione estremamente difficile e incomprensibile, – ha sottolineato Fabio Minardi presidente dell’Associazione Piacentina Latte che era presente alla riunione – nell’ultimo anno il prezzo del Grana Padano e’ cresciuto del 14% e quello del Parmigiano ha avuto un incremento del 25%, ma probabilmente questi aumenti si perdono lungo la filiera; di certo non arrivano agli allevatori. Il comparto lattiero-caseario sta attraversando una profonda crisi; il prezzo alla stalla non copre i costi di produzione, le stalle sono costrette a chiudere, si bloccano gli investimenti e di conseguenza e’ rallentata, per non dire ‘eliminata’ una parte significativa dell’indotto che ruota attorno a questo comparto”. ”Nel 2009 – sottolinea il presidente di Coldiretti Piacenza Luigi Bisi – a fronte di una produzione totale di 17,7 milioni di quintali di latte emiliano-romagnolo, nella nostra regione, per esempio, ne sono arrivati dall’estero 10,5 milioni di quintali finiti sugli scaffali della grande distribuzione e poi sulle nostre tavole sotto forma di latte Uht, formaggi, mozzarelle e latticini vari in maniera del tutto anonima, quando addirittura non vengono spacciati per italiani. I risultati di queste importazioni incontrollate sono per esempio il recente scandalo della ‘mozzarella blu’ prodotta in Germania e venduta anche con marchi nazionali in Italia, che ha determinato un calo di consumi del 20%. La difesa del nostro latte e dei nostri formaggi passa per la costruzione di una filiera tutta italiana e firmata dagli agricoltori, supportata da provvedimenti ben precisi per la massima trasparenza e per la tutela dei consumatori”. (ANSA).

3 Commenti in “Lombardia, interrotte trattative sul prezzo del latte”

  • Massimo Brusati scritto il 1 luglio 2010 pmgiovedìThursdayEurope/Rome 14:33

    Benissimo non ho parole ! è incredibile hanno bisogno di latte non sanno più come nascondere i bilanci in ++++++ e hanno il coraggio di non firmare un aumento di qualche centesimo complimentiii

  • Eugenio scritto il 2 luglio 2010 pmvenerdìFridayEurope/Rome 23:58

    Caro Brusati, o Lei è di parte e la comprendo o non ha minimamente la consapevolezza ti quello che dice.

    Il mercato dei freschi non consente nemmeno un aumento del prezzo del latte.
    Mi dispiace contraddirla ma questa è la realtà dei fatti.

  • Massimo Brusati scritto il 5 luglio 2010 pmlunedìMondayEurope/Rome 17:50

    Caro Eugenio, di parte o no penso che le aziende zootecniche vadano avanti per passione e amore delle proprie origini di allevatore, se si ragionasse da industriale le aziende con questi prezzi sono da chiudere!!!! noi abbiamo la sfortuna di fare questo lavoro e pensi un pò noi non facciamo nessun prezzo sia quando comperiamo che, quando vendiamo CHE FORTUNA VERO la soluzione qual’è

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