L’Ue dice no a pesca illegale e prepara restrizioni commerciali

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La Commissione europea è pronta a passare dagli avvertimenti alla preparazione di restrizioni commerciali – come la chiusura delle frontiere – alle importazioni di quei Paesi terzi che non dimostrano di voler cooperare nella lotta contro la pesca illegale. Lo ha annunciato all’Assemblea europea a Strasburgo la commissaria Ue alla pesca Maria Damanaki spiegando che, degli otto parner extra-Ue che sei mesi fa avevano ricevuto un avvertimento da Bruxelles, i governi di “Belize, Cambogia e Guinea, ad oggi non hanno mostrato di voler essere cooperativi. Il loro attuale atteggiamento – ha precisato la commissaria – non mi lascia altra scelta per i prossimi passi, che potrebbero comportare misure commerciali nei loro confronti”. Al contrario – ha proseguito – Figi, Togo, Sri Lanka e Panama – “hanno fatto progressi credibili nell’ambito di una cooperazione chiara”. Con Vanuatu invece, una missione è in corso”. E’ la prima volta che la Commissione Europea annuncia di essere pronta a passare dagli avvertimenti ai fatti. Bruxelles stima “che il 16% di tutto il pesce catturato in mare importato nell’Ue sia frutto della pesca illegale”. In questo impegno la Commissione Ue è sostenuta dagli Usa. Ogni anno infatti, “vengono catturate illegalmente tra 11 e 26 milioni di tonnellate di pesce, ossia almeno al 15% delle catture mondiali, per un valore complessivo di 10 miliardi di euro”. (ANSA).

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