Lune e cieli: il maiale di sant’Antonio

Agri 949_20130112_Tranche 03-1Il protagonista di questa puntata del Lunario di Andrea Malossini è sant’Antonio abate, a cominciare dai proverbi. Il primo è questo: Su mustazzudu, su barbudu et i su nudu, sunt de timire. E’ sardo, e si può tradurre con: Il baffuto (sant’Efisio 15 gennaio), il barbuto (sant’Antonio abate 17 gennaio) e il nudo (san Sebastiano, 20 gennaio), sono da temere. E’ un detto dei pastori e ricorda che questi sono in Sardegna i giorni più freddi e nevosi dell’anno, capaci di provocare stragi tra le pecore al pascolo.
Il secondo proverbio è reggiano: Sant’Antoni da la barba bianka, sa n piöv, la neva la’n manka. Sant’Antonio dalla barba bianca, se non piove, la neve non manca. E’ in fatti quasi matematico che per questa ricorrenza, se non piove, la neve è assicurata.
Ma andiamo a sant’Antonio abate. Festeggiato il 17 gennaio, fu un eremita egiziano vissuto tra il III e il IV secolo, ed è in assoluto il santo che ha più patronati.
Ne cito solo alcuni, in buona parte collegati alla fama di guaritore dall’herpes zoster, detto appunto fuoco di sant’Antonio. Si narra che i seguaci del Santo, per meglio soccorrere i malati che si recavano ormai senza speranza alla chiesa francese di Saint-Antoine de Viennois, luogo dov’erano conservate le reliquie, decisero di costruire un ospedale e dei ricoveri. Ebbe così origine l’Ordine Ospedaliero degli Antoniani. Per assicurare la sussistenza ai malati e ai religiosi, si narra che venissero allevati dei maiali, lasciati liberi di girare per il paese, destinati alla macellazione. Necessità sopraggiunte vietarono la libera circolazione degli animali nella città, fatta eccezione per i maiali degli Antoniani che, da allora, dovettero portare come riconoscimento la celebre campanellina al collo. Per questa leggenda Antonio è patrono dei suini, dei cavalli, degli animali domestici e di molti mestieri collegati: agricoltori, allevatori, commercianti di maiali, tosatori, droghieri, macellai, pizzicagnoli e salumieri. Per la capacità di far guarire dall’herpes zoster, è invece invocato un po’ per tutte le malattie della pelle: foruncoli, prurito, scabbia, ma anche per lo scorbuto, le malattie contagiose, la peste, le varici e le malattie veneree. Il bruciore simile al fuoco che l’herpes provoca, è il motivo per il quale Antonio è anche patrono dei fornai, dei fucilieri e delle cucine, ed è invocato contro il fuoco e contro gli incendi.
Il secondo santo è Ilario di Poitiers, che si festeggia il 13 gennaio. Vescovo e dottore della Chiesa vissuto nel IV secolo, in origine Ilario era un nobile francese pagano, sposato e studioso di retorica e filosofia. Abbracciato il Cristianesimo, fu nominato vescovo di Poitiers. Per la sua eloquenza è patrono degli avvocati, per essere stato costretto all’esilio, degli esiliati e infine è patrono di Parma, città nella quale, per la sua festa, è tradizione preparare dolcetti con la forma di scarpe per ricordare che il santo, passando da Parma, si fece rifare le scarpe dal ciabattino del luogo.

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