Lune e Cieli: le tradizioni legate ad Olav, re di Norvegia

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Il santo di oggi è Olav, re di Norvegia. A lui il merito di essere stato il primo legislatore e il fondatore del regno di Norvegia e colui il quale portò il Cristianesimo nella penisola scandinava.
Vissuto tra il 995 e il 1030, figlio di Harald di Norvegia, Olav per un certo periodo della sua vita si unì ad una banda di vichinghi dedicandosi, tra l’altro, alla pirateria. Salito al trono nel 1016, tentò di completare la cristianizzazione della Norvegia. I metodi usati crearono però malcontento, dato che uccideva i pagani e ne distruggeva i templi, tanto da costringerlo all’esilio. Morì il 29 luglio, giorno della sua ricorrenza, nel tentativo di riacquistare i propri poteri, ucciso in una battaglia contro dai danesi e i capi clan pagani norvegesi, e per questo è considerato un martire della Chiesa cattolica.

Sant’Olav viene rappresentato con in mano un boccale, in memoria di un episodio che con il tempo è diventato leggenda. Prima della battaglia nella quale trovò la morte, essendo assetato, gli venne offerto un boccale contenente acqua benedetta dal vescovo. Quando Olav avvicinò le labbra al boccale, l’acqua si mutò in birra e Olav non volle berla, perché era a digiuno; allora gli venne offerto del miele e il re rifiutò ancora. Quando, per la terza volta, gli portarono dell’acqua, questa si tramutò istantaneamente in vino che il re bevve soltanto dopo il permesso ricevuto dal vescovo. Da questo episodio pare derivi anche l’abitudine nordica di fare lo skal (il brindisi), cioè la bevuta del ricordo. Il boccale deve essere rigorosamente di legno e la Chiesa stessa, da secoli, attribuisce al gesto un significato religioso, complemento civile alla cerimonia religiosa del matrimonio e in passato atto di ugual valore alla comunione.

Un’altra tradizione collegata ad Olav, è quella del baccalà.
Ma non stiamo parlando del nostro re Olav, ma di un omonimo arcivescovo svedese, Olav o Olaf Manson, conosciuto dai più con il nome di Olao Magno, vissuto all’inizio del ‘500.
Olao fu un religioso ma soprattutto un geografo, un naturalista, e l’autore dell’opera monumentale “Storia dei popoli settentrionali. Usi, costumi, credenze”. Scrisse anche sul merluzzo, del suo basso costo e del fatto che questo pesce estremamente economico e nutriente poteva essere conservato a lungo e trasportato con facilità grazie all’essicazione.
Il libretto sul merluzzo arrivò al Concilio di Trento e i religiosi decisero che lo stoccafisso e poi il baccalà, potevano essere il cibo perfetto per i cattolici da consumare nei periodi di penitenza o vigilia.
I mercanti veneziani compresero per primi l’opportunità e ne iniziarono il commercio, diffondendo questo cibo prima nel Veneto (ecco il perché del baccalà alla vicentina) e poi via via in tutti i luoghi dove la religione cattolica e i precetti della chiesa erano più seguiti.
Lo stesso avvenne in Portogallo e sopratutto in Spagna. Non a caso oggi il baccalà è un piatto tradizionale di Italia e Spagna, ed in particolare delle regioni dove la fede cattolica è maggiormente radicata.

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