Macchine movimento terra e costruzioni: crolla mercato interno, bene export. I dati dell’Osservatorio

macchina movimento terra2Crolla il mercato interno delle macchine per costruzioni, cresce l’export.
E’ questo, in estrema sintesi, il risultato dell’ analisi trimestrale delle vendite sul territorio italiano, l’analisi delle importazioni e delle esportazioni e l’analisi dei bilanci dei principali operatori del mercato condotta dall’Osservatorio Macchine e Impianti per le costruzioni promosso da Ucomesa-Anima, Comamoter-FederUnacoma e Cantiermacchine-Ascomac, con il patrocinio di MADE EXPO, e affidato al CRESME come ente terzo in grado di analizzare in forma indipendente e oggettiva le dinamiche del mercato. La crisi del settore delle costruzioni ha dunque un indicatore chiaro: è il mondo delle macchine movimento terra e delle macchine stradali. Un mondo che ha una doppia importanza: è un settore importante dell’economia italiana ed è un indicatore in grado di anticipare il ciclo delle costruzioni.
Il 2012 si caratterizza come un anno di grande difficoltà che vede ridursi di quasi un terzo le vendite rispetto al già difficile 2011. La caduta è generalizzata: le macchine movimento terra perdono il 31,4% del venduto 2011 in numero di macchine; le macchine per le opere stradali perdono il 34,3%.
Rispetto al 2008 le macchine stradali hanno perso il 68% del mercato; le macchine per le opere stradali l’80,3%.
Secondo Massimo Goldoni, Presidente di FederUnacoma, la Federazione di Confindustria che comprende al suo interno l’associazione dei costruttori di macchine movimento terra Comamoter, “Il crollo delle vendite nel 2012 conferma il trend negativo iniziato nel 2008 in concomitanza con la crisi economica internazionale. A differenza di quanto è accaduto in altri Paesi, dove il mercato ha dato segnali di ripresa una volta superata la fase critica, in Italia l’onda negativa continua ed anzi si aggrava, con una evidente perdita di efficienza e di sicurezza nei cantieri. Occorre dunque un approccio “sistemico”, che preveda il rilancio delle attività edilizie e che nello stesso tempo sappia esplorare nuovi possibili segmenti di domanda, vedi in particolare quella relativa alle attività di salvaguardia e manutenzione del territorio e agli interventi di protezione civile, che sono svincolati dalla cantieristica tradizionale e che nel nostro Paese hanno una grande urgenza e una grande importanza strategica. Il settore del movimento terra dovrà trovare spazio, da subito, nell’agenda del nuovo Governo”.
L’Ing. Marco Bersellini, Presidente di Cantiermacchine che in seno alla Federazione Ascomac rappresenta le imprese di importazione e distribuzione e relativi servizi di macchine per le costruzioni, afferma che “ormai assistiamo ad una crisi del settore delle macchine per le costruzioni che in Italia è diventata strutturale. Di fatto dal 2007 ad oggi il settore ha avuto una contrazione nella misura dell’80%. Occorre uscirne subito: Come? Attraverso alcune azioni concrete: è prioritario il pagamento delle Pubbliche amministrazioni dei crediti scaduti per lavori già effettuati, con un serio piano programmato di rientro concreto e sostenibile ma ormai indilazionabile; va rilanciato un piano di Edilizia sostenibile, vera e propria risposta anticiclica alla attuale crisi economica, costituita da un’edilizia di qualità, nuova o ristrutturata, attivando trasversalmente il sistema delle micro, piccole e medie imprese e producendo, in questo modo, anche un rilevante effetto sul terreno occupazionale; va concretizzata la attuazione del Piano Città/Territorio a partire dalla riqualificazione idrogeologica e dalla messa in sicurezza antisismica del Territorio oltre ad un serio progetto di riordino e riqualificazione urbanistica delle città sia a livello statico che energetico. Insomma serve un rilancio del settore dell’Edilizia e delle Infrastrutture sostenibili partendo da progetti mirati ed immediati nei settori industriale, residenziale, stradale, e dei trasporti, senza il quale l’economia italiana difficilmente potrà ripartire “.
Quello che preoccupa ulteriormente è il deciso peggioramento del quadro di mercato registrato nel quarto trimestre del 2012: per le macchine movimento terra la flessione è stata del 35,1% rispetto allo stesso periodo del 2011, contro un -31,7% su base annua; per le terne la flessione è stata del 52,2% contro il 31,4%; per i mini escavatori -36,5% contro -29,4%. Le macchine stradali registrano una contrazione delle vendite ancora più pesante: le vibrofinitrici registrano una contrazione del 66,7% , contro il – 30,8% su base annua, le vendite di rulli si contraggono del -59,4% contro il 35,4% dell’intero anno. Solo le vendite dei sollevatori telescopici mostra un dato migliore per il quarto trimestre 2012 rispetto alla media annua, ma si tratta di ben piccola cosa, visto che la contrazione trimestrale è del 42,4% contro un -45,4 su base annua.

La vendita delle macchine e degli impianti per le costruzioni (escluse le macchine movimento terra ed alcune macchine stradali) nel 2012 ha registrato un –6% del valore del mercato, mentre l’export è cresciuto del 12%. Rispetto al 2008 il settore ha perso il 34% del valore di mercato.
“Per i produttori italiani di macchinario per le costruzioni la caduta della domanda del mercato interno sta creando una dura selezione e la stretta creditizia delle banche pone gli imprenditori davanti ad una scelta esiziale, chiudere le attività o continuare – – dice l’ing. Turri, Vice Presidente di Federcostruzioni e Presidente di UcoMESA, Unione Costruttori Macchine deli, Stradali, Minerarie ed Affini-“
“Bisogna tornare ad investire nel campo delle costruzioni perché l’ effetto leva sull’ occupazione degli investimenti in costruzioni è straordinariamente elevato ed il rilancio delle costruzioni è generalmente riconosciuto che genera sicuri effetti anticiclici in momenti di recessione. Ogni miliardo di fatturato del settore genera circa diecimila posti di lavoro di cui 6000 nell’ambito delle imprese delle costruzioni e 4000 nell’indotto legato al mondo delle costruzioni, più altri settemila posti generati dal moltiplicatore delle famiglie grazie all’ aumento della loro capacità di acquisto. Il macchinario e gli impianti per le costruzioni costituiscono gli asset di beni strumentali essenziali per le imprese edili che operano sul mercato italiano, se ripartono i costruttori edili riparte anche il nostro settore .Condizioni essenziali per la ripresa sono: che la pubblica amministrazione paghi il suo debito verso le imprese (19 miliardi di € per le imprese dei costruttori e circa 10 per l’ indotto); che venga messa in essere una pianificarne credibile di medio termine per il piano città orientato al risparmio energetico, per l’housing sociale e l’edilizia scolastica, per le carceri, per il ripristino del patrimonio viabilistico strettamente con la sicurezza stradale, ed infine per porre rimedio al dissesto idrogeologico e per la messa in sicurezza degli edifici dal punto di vista sismico. Solo con una pianificazione credibile, con risorse finanziare che vengano dall’allentamento del patto di stabilità e dalla partecipazione dei privati, e con una rimodulazione del titolo quinto della costituzione che ripristini la centralità dello stato per la pianificazione strategica del territorio possiamo sperare in una ripresa anche del nostro settore: ” di estero si sopravvive ma non si vive”

LA FRENATA DELLE IMPORTAZIONI NEL 2012 CONFERMA LA CRISI DELLA DOMANDA INTERNA: -29,3%
La forte crisi del mercato interno è confermata dall’andamento delle importazioni delle macchine per il settore delle costruzioni: il valore delle macchine per il movimento terra tra gennaio-ottobre 2012 e gennaio-ottobre 2011, è sceso da 401 milioni di euro a poco più di 242 milioni, una flessione del 39,6%; per le macchine stradali si è passati da 55,4 milioni di euro a 40,7 flessione più contenuta, ma che resta pesante, registrando un -26,6%. La crisi dell’import rappresenta un ulteriore indicatore della crisi della domanda interna, e si rivela un attento misuratore delle dinamiche in atto.
Una flessione più contenuta è stata registrata dalle macchine per le Perforazioni, l’import è diminuito del 9,8%, ma su un 2011 che aveva registrato una crescita del 47,2%. Mentre cresce l’import di macchine per la lavorazione di inerti, settore ancor con dimensioni ridotte, ma che cresce del 18% nei primi dieci mesi del 2012.
In flessione anche le macchine per la produzione di calcestruzzo, che riducono il valore dell‘import del 23,4%, passando dai ca. 75 milioni di euro dei primi dieci mesi del 2011 ai 57,5 del 2012. E’ l’intero settore delle costruzioni italiano che sta vivendo la crisi più difficile della sua storia dal secondo dopoguerra e che il mondo delle macchine per le costruzioni rappresenta con grande forza. Ma non è solo questo, le macchine per le costruzioni, e in particolare quelle del movimento terra, sono da considerarsi indicatori anticipatori del ciclo edilizio. Il loro impiego apre il cantiere, e l’investimento in macchine è indice del portafoglio ordini positivo; i dati così negativi rendono quindi lo scenario di mercato delle costruzioni assai negativo per i prossimi mesi.

CONTINUA A CRESCERE L’EXPORT: +11,9%
La pesante crisi del settore delle costruzioni italiano ha prodotto nel settore delle macchine per le costruzioni nel 2011 e nel 2012 una reazione che non si può che definire eccezionale. L’eccezionalità sta nell’esito di una maggiore attenzione ai mercati internazionali e nella evidenza di una capacità competitiva dei prodotti italiani nel confronto con altri competitors, che si possono misurare in una crescita dell’export nel 2011 pari al +21,6% rispetto al 2010 e in una ulteriore crescita del 11,9%% nei primi dieci mesi del 2012.

Nel 2011 le macchine movimento terra avevano visto salire le esportazioni dai circa 590 milioni di euro del 2010 a oltre 900 milioni (+54%). Nei primi dieci mesi del 2012 si è registrata una ulteriore crescita dell’11%. Le gru a torre che avevano visto crescere le vendite all’estero del +33,5% tra 2010 e 2011, crescono ancora del 9%. Le macchine per la lavorazione degli inerti, in flessione dell’-8,4% nel 2011, tornano a crescere del 22,9%; e le macchine per perforazioni, cresciute del 14,5% nel 2011, nei primi dieci mesi del 2012 crescono del 19%. E anche le macchine per la produzione di calcestruzzo cresciute del 10,4% nel 2011, crescono del 5,6% nei primi mesi del 2012.

MACCHINE PER LE COSTRUZIONI: NEI PRIMI DIECI MESI BILANCIA ATTIVA PER 2 MILIARDI DI EURO
La forte riduzione delle importazioni e la continua crescita delle esportazioni producono un saldo commerciale fortemente positivo. Nel 2010 il saldo commerciale tra importazione e esportazioni era positivo per 1,3 miliardi di euro del 2010, è salito a circa 1,9 miliardi del 2011, e ha quasi raggiunto i 2 miliardi di euro nei primi dici mesi del 2012. Con una crescita del 31,1 %. La performance più importante è stata registrata dalle macchine movimento terra: il saldo commerciale era negativo sia nel 2009 (-13,6 milioni di euro), sia nel 2010 (-5,6milioni di euro), ma nel 2011 si assiste a una vera rivoluzione, le esportazioni passano da 590 milioni di euro a oltre 900 milioni (+54%) mentre le importazioni si riducono a 494 milioni di euro, il saldo commerciale da negativo diventa positivo per 413 milioni di euro. Nel 2012 la performance continua e il saldo commerciale, nei soli primi dieci mesi del 2012, diventa positivo per 565 milioni di euro, un +73,2% rispetto ai primi dieci mesi del 2011.

RUSSIA, TURCHIA, KAZAKISTAN, ALGERIA, AUSTRALIA I MERCATI PIÙ DINAMICI PER L’EXPORT 2012
Analizzando i dati dei primi dieci mesi del 2012 relativi ai settori delle esportazioni, della lavorazione di inerti, del calcestruzzo, delle gru a torre e delle macchine stradali, per paese di destinazione dell’export, emerge un quadro particolarmente interessante. Il 76,6% delle esportazioni riguarda 30 paesi, il principale dei quali è la Russia, verso cui le esportazioni sono cresciute a 120 milioni di euro, con un incremento del 68% rispetto allo stesso periodo del 2011. Al secondo posto si posiziona la Turchia, 117 milioni di euro e un incremento del 53,7%. Al terzo posto la Francia, in calo del 13,7%, al quarto gli Stati Uniti, -4,9%, e al quinto la Germania dove le esportazioni sono cresciute del 5,7%. La performance di crescita maggiore la si tocca in Kazakistan, dove, grazie alle macchine per sondaggi e perforazioni, l’export passa da 7 a 70 milioni di euro. In forte crescita anche l’Algeria, +55% e 60 milioni di export sfiorati. Export in crescita anche in Australia, +59% e, tra i paesi più avanzati, il Regno Unito, verso cui l’export è cresciuto di poco meno del 50%. Frenate delle esportazioni in Brasile e Spagna, mentre dati positivi vengono da Israele, Venezuela, Iraq, Nigeria, Etiopia, Canada e Nuova Zelanda.
Emerge dall’analisi dei dati dell’export una specializzazione territoriale che privilegia alcune economie emergenti ed alcuni settori, mentre si conferma con forza lo scenario di un export che tiene vivo il settore e che testimonia la capacità competitiva dei prodotti e delle strategie di penetrazione italiane. Il tema di fondo riguarda quanto può durare un settore che vede un calo della domanda interna del 70% tra 2008 e 2012.

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