Made in Italy: botta e risposta tra Tonello (Coldiretti) e Rosi (Parmacotto)


”Sono a dir poco sconcertato dalle dichiarazioni del presidente di Parmacotto, che non ha nessuna remora a definire made in Italy un salame, fatto negli Stati Uniti, con carne prodotta negli Stati Uniti, solo perche’ a farlo e’ un’industria italiana”. Cosi’ il presidente regionale di Coldiretti Emilia-Romagna, Mauro Tonello, commenta le dichiarazioni del presidente di Parmacotto, Marco Rosi, apparse sul settimanale ‘Panorama Economy’, in cui parla del salame Finocchiana prodotta dalla sua industria nel New Jersey ”che non teme il confronto con quella toscana”. ”Il concetto che possano essere etichettati come made in Italy prodotti derivati da materie agricole estere, solo perche’ vengono lavorate da un’industria italiana, per di piu’ su territorio estero – sostiene Tonello – e’ la negazione della qualita’ delle nostre produzioni”. Il falso Made in Italy – sottolinea il numero uno di Coldiretti Emilia-Romagna, danneggia il nostro paese per oltre 50 miliardi di euro.
Secca la replica di Marco Rosi, presidente di Parmacotto, secondo il quale Tonello “probabilmente ha letto frettolosamente, o forse glielo hanno raccontato male, il pezzo uscito su ‘Economy’. Non ho mai dichiarato – ha spiegato – che chiamiamo Made in Italy i prodotti fabbricati negli Usa e venduti nel nostro locale di New York”. ”Anzi – ha aggiunto Rosi – ho espressamente dichiarato che essendo vietata l’esportazione dall’Italia di tali prodotti verso gli Usa, siamo costretti, nostro malgrado, a produrli in loco cercando di selezionare qualita’ di carne simili a quelle italiane; non mi permetterei mai di definire Made in Italy un prodotto fabbricato negli Stati Uniti”. Poi una considerazione polemica: ”Sarebbe auspicabile da parte del dottor Tonelli, che la foga che ha messo in una dichiarazione del tutto infondata, venisse impiegata assieme alla autorita’ preposte per aiutare noi imprenditori dell’agroalimentare ad essere autorizzati ad esportare verso Paesi esteri prodotti che tuttora subiscono un divieto; ad esempio il culatello e i salami verso gli Usa, e la totalita’ dei salumi verso Australia e Cina. Quello si’ – ha concluso – che sarebbe un vero aiuto ai nostri allevatori e all’industria italiana”. (ANSA).

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