Mais: Agrofarma, calo produttivo del 19% in 5 anni

L’Italia perde il primato della produzione di mais con una contrazione della produzione del 19% negli ultimi 5 anni. La perdita di raccolto si e’ acuita a partire dal 2009, anno in cui si e’ anche sospeso l’utilizzo di neonicotinoidi e fipronil per combattere i parassiti.
Secondo Nomisma, spiega una nota di Agrofarma, l’Italia ha perduto uno dei suoi primati, la produzione di mais, prevalentemente concentrata in Lombardia, Piemonte, Veneto, Friuli Venezia Giulia ed Emilia Romagna (90% del totale), con un calo della produzione del 19% negli ultimi 5 anni, a fronte di una domanda che e’ invece rimasta stabile. Conseguenza di questa situazione e’ stato l’aumento dell’importazione di mais, che attualmente incide per il 21% sul consumo totale. Il mais importato e’ per il 93% di origine comunitaria e il 7% extracomunitaria.
Tra le cause di queste perdite vi e’ anche l’aggravarsi delle infestazioni di parassiti, tra i quali la temibile diabrotica e anche alcune avversita’ endemiche come gli elateridi ed i virus, che i coltivatori di mais non possono piu’ contenere efficacemente dopo il divieto temporaneo di utilizzare sementi conciate con neonicotinoidi e fipronil, ritenute una delle cause del fenomeno della moria delle api. La perdita di raccolto si e’ acuita a partire dal 2009, anno in cui si e’ anche sospeso con decreto l’utilizzo di questi prodotti.
Il decreto, emanato dal Ministero della Salute, e’ temporaneo e deve essere rinnovato o meno ogni anno.
La ricerca, promossa da Agrofarma – Associazione nazionale imprese agrofarmaci che fa parte di Federchimica ha inoltre effettuato una previsione di breve periodo per valutare gli impatti futuri della sospensione da oggi al 2013.
La previsione prende in esame tre modalita’ di lotta ai parassiti: con agrofarmaci non neonicotinoidi o fipronil, non efficaci su tutte le patologie e di complesso utilizzo;con agrofarmaci non neonicotinoidi o fipronil piu’ rotazione delle colture; solo con rotazione delle colture e altre tecniche (ad es. semina ritardata e risemina), senza alcun tipo di trattamento.E’ da considerare infatti che il mais, oltre che utilizzato per la produzione di beni alimentari per uso umano, lo e’ altrettanto per gli allevamenti di bovini, suini e ovini, con un impatto significativo proprio sulle eccellenze alimentari che normalmente trainano l’export alimentare italiano. Tra le filiere di qualita’ piu’ coinvolte vi e’ ad esempio il Grana Padano, il Parmigiano Reggiano, il Prosciutto di Parma e il Prosciutto San Danele, per un valore complessivo tra i 3 e i 4 miliardi di Euro.(AGI)

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