Mais: Consorzio Agrario Treviso, produzione a picco nella Marca

mais 1È crisi nera per il mais nella provincia di Treviso. Gli ultimi tre anni nella Marca sono stati disastrosi per il cereale, la cui produzione secondo il Consorzio Agrario di Treviso e Belluno è calata di quasi un terzo tra il 2013 e il 2015 e diminuirà di un ulteriore 15% in base alle previsioni dell’annata in corso. Numeri impietosi, fotografati dalla drastica riduzione della superficie investita a mais nel trevigiano, passata dai 41mila ettari del 2013 ai 25mila del 2015, con una previsione di un ulteriore calo del 15% nel 2016.
Una crisi che è effetto del continuo abbassamento del prezzo del mais, sceso dal valore dei 210 euro per tonnellata nel 2013 agli attuali 160 euro per tonnellata (-25%), che ha spinto gli agricoltori locali ad abbandonarne la produzione.
«Sembra una crisi irreversibile, ma non possiamo lasciare andare questa situazione senza intervenire – commenta il presidente del Consorzio Agrario di Treviso e Belluno, Fulvio Brunetta – il mais è una materia prima fondamentale per tutto il sistema agricolo, non solo per i suoi più comuni derivati, come la polenta, ma anche per l’industria zootecnica, che lo utilizza ad esempio per l’alimentazione degli animali. Oggi, purtroppo, molti allevatori sono costretti ad acquistare mais all’estero, perché non riescono a reperire il prodotto nel nostro territorio».
La crisi della cerealicoltura, d’altra parte, è diffusa su tutto il territorio nazionale e si è abbattuta non solo sul mais, ma anche su altre colture, come la soia. Il Consorzio Agrario di Treviso e Belluno porta avanti alcune iniziative a livello locale per incentivare il seminativo e anche quest’anno, per il terzo anno consecutivo, corrisponderà per il mais bianco un prezzo pari a quello stabilito dalla borsa merci per il mais giallo, con in aggiunta un bonus di 10 euro per ogni tonnellata di raccolto. L’incentivo verrà garantito sulla base di accordi commerciali di filiera, che valorizzano la produzione di mais bianco “sostenibile”, certificato con standard CSQA “DTP112 Cereali e Semi Oleosi Sostenibili”.
«Si tratta di un segnale che la nostra azienda cerca di dare all’agricoltura – prosegue Brunetta – ma è chiaro che sono necessarie misure più strutturali. A tal proposito ci appelliamo alle istituzioni che governano il mondo dell’agricoltura affinchè intervengano con politiche di sostegno al reddito delle aziende in questa difficilissima congiuntura e ridare così slancio all’attività di maiscoltori e allevatori.  Senza dimenticare che non si tratta solo di una questione di reddito, ma anche di un patrimonio tecnico e di conoscenze da salvaguardare: i nostri agricoltori nel corso degli anni si sono attrezzati per realizzare prodotti di eccellenza, facendo tesoro di una tradizione e di un metodo di lavoro vocati alla qualità e alla tutela dell’ambiente».
«Il nostro impegno, come azienda che collega la produzione agricola a quella industriale, resta proprio quello di tutelare la qualità del prodotto che immettiamo nel mercato – conclude il presidente Brunetta – I nostri protocolli di certificazione garantiscono tracciabilità e sostenibilità economica, ambientale e sociale delle produzioni. È una questione di sicurezza della filiera alimentare, di offrire al consumatore l’opportunità di acquistare latte, carni o formaggi, provenienti da animali nutriti con mais prodotto a Treviso e non in altri paesi, di cui non possiamo garantire metodi e qualità di produzione».
 

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