Maltempo: Cia, in molti comuni manca il presidio degli agricoltori


Due comuni su tre sono a rischio idrogeologico. Frane, alluvioni, smottamenti sono un pericolo incombente, soprattutto nelle aree marginali di collina e di montagna. Poco si e’ fatto in questi anni per tutelare il territorio ed evitare l’abbandono da parte degli agricoltori, la cui opera di presidio e di manutenzione in certe zone e’ fondamentale. In poco di meno di dieci anni proprio l’agricoltura ha perso una superficie di terra coltivabile di oltre 19 mila Kmq, pari a tutto il Veneto. Dal 1950 ad oggi si sono spesi piu’ di 200 miliardi di euro per riparare i danni causati da calamita’ naturali: sarebbe bastato destinare il 20 per cento di questa cifra ad opere di manutenzione del territorio per limitare le disastrose conseguenze e soprattutto le perdite umane. Non solo. Sono circa un milione gli immobili abusivi, spesso costruiti non a norma e, quindi, a grave rischio in presenza di una calamita’ naturale. E quello che e’ avvenuto in questi giorni ripropone con forza le tematiche legate all’assetto idrogeologico e alla sicurezza delle persone e delle attivita’ produttive. E’ quanto sottolinea la Cia-Confederazione italiana agricoltori fortemente preoccupata per le ultime vicende che hanno visto la morte di persone e interi territori franare. E cosi’ i disastri si susseguono con un crescendo pauroso.
I danni, soprattutto in vite umane, diventano incalcolabili.
Serve, quindi, una rinnovata attenzione. Occorre una politica -avverte la Cia- con la quale puntare a una vera salvaguardia del territorio con risorse adeguate. Una politica che garantisca il presidio da parte dell’agricoltore, la cui attivita’ e’ fondamentale in particolare nelle zone marginali.
Bisogna varare interventi concreti per mettere in sicurezza interi paesi minacciati da frane e da smottamenti. Il problema della tutela del territorio non e’ certo marginale. E’ un problema di grande priorita’. Senza misure efficaci frane e alluvioni sono sempre piu’ a rischio. D’altra parte, l’abbandono agricolo -ricorda la Cia- ha interessato soprattutto le aree marginali di collina e di montagna, quelle a piu’ elevato rischio idrogeologico in Italia. Si e’ fatto poco o nulla per bloccare questa “emorragia” e oggi i guasti di questo disinteresse si evidenziano in maniera drammatica. La Cia e’, dunque, mobilitata affinche’ si avvii finalmente un’azione per la salvaguardia e la valorizzazione del territorio e dell’ambiente, con specifico riferimento alle aree rurali e di quelle interne e svantaggiate. Servono investimenti mirati che permettano alle aziende agricole di continuare a operare e a svolgere la loro attivita’ multifunzionale, attraverso la quale si fa un’autentica opera di presidio e di manutenzione. (AGI)

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