Manovra: Cia E-R, l’aggravio fiscale aumenta del 250%


Il decreto ‘Salva Italia’ e, in particolare, la nuova Imu, peseranno, e non poco, sulle spalle degli agricoltori: “nel 2012 una impresa-tipo emiliano romagnola subirà un aggravio del carico fiscale del 250% rispetto all’anno 2011”. A fare i conti è la Cia dell’Emilia-Romagna, preoccupata per gli aggravi fiscali della nuova manovra economica. “La base imponibile della nuova Imu – si legge in una nota – è costituita, sia per i terreni che per i fabbricati, dal valore immobiliare ai fini Ici aumentato del 60%. A questo elevatissimo incremento si affianca la soppressione di una serie di agevolazioni già previste dalle normative Irpef e Ici in favore dei terreni agricoli e dei fabbricati aventi i requisiti di ruralità: la sommatoria di queste novità si traduce in un aumento di imposizione assolutamente insostenibile per il comparto agricolo”. Anche perché, sottolinea il presidente della Cia emiliano-romagnola, Antonio Dosi, “se prendiamo come esempio una impresa tipo condotta da un agricoltore iscritto nelle liste dei coltivatori diretti, proprietario di un terreno di pianura coltivato a frutteto nel 2012 subirà un aggravio del carico fiscale del 250% rispetto all’anno 2011 con l’applicazione dell’Imu: è decisamente insopportabile”. Considerando poi l’incremento dei costi per il gasolio, legati all’aumento delle accise, rileva la Cia regionale, “nei confronti dei fabbricati rurali ad uso abitativo si potrebbe prevedere una tassazione con applicazione dell’aliquota ridotta dello 0,2%. In questo modo, il settore agricolo non si sottrarrebbe al pagamento dell’Imu sulle abitazioni, subendo un impatto meno devastante per l’economia aziendale”. A giudizio della Cia regionale e del suo presidente, infine, appare “indispensabile intervenire, e non ci si vuole sottrarre, in maniera decisa per recuperare una situazione finanziaria del Paese complicata, ma si ritiene indispensabile che i sacrifici chiesti abbiano le caratteristiche della sostenibilità e dell’equità altrimenti, si esce dalla produzione e dal mercato, con pesanti conseguenze sociali ed economiche”.

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