Manzato a Bruxelles per diritti impianto viti

L’assessore all’agricoltura del Veneto Franco Manzato sarà domani a Bruxelles, insieme alle rappresentanze dei 15 paesi aderenti all’AREV (Assemblee des Regions Europeennes Viticoles – Regioni Europee Viticole) per chiedere l’impegno della Commissione e del Parlamento Europeo a mantenere un sistema controllato di realizzazione dei vigneti nel settore vitivinicolo basato sui diritti di impianto. “Sembra che in Europa gli stati non produttori teorizzino una liberalizzazione feroce del settore – ha affermato Manzato – nella quale tutti possano piantare tutto ovunque, indipendentemente dai veri valori di mercato dell’enologia del vecchio continente. E’ una posizione dannosa, soprattutto per le Regioni e i Paesi che nei millenni hanno creato il sistema attuale creando redditività e immagine ai prodotti europei con l’alta qualità del loro vino”. “Una liberalizzazione assoluta – ha aggiunto Manzato – sarà foriera solo di una drastica riduzione della redditività delle nostre aziende agricole e della concorrenzialità dei vini europei. Grazie al controllo degli impianti finalizzato al loro miglioramento, il Veneto è riuscito a strutturare un settore che è diventato altamente competitivo, stimolando scelte di equilibrio tra tipologie di prodotti e conseguente reddittività. La liberalizzazione toglierebbe di fatto gli strumenti necessari per operare in questa direzione, generando conseguenze misurabili a ritmo di riduzione di qualità e prezzi, trattando i nostri vini d’eccellenza alla stregua delle commodities. In Italia e in veneto – ha concluso – abbiamo ad esempio Valpolicella e Prosecco che, gestiti con gli strumenti attuali, hanno assicurato redditività all’intero comparto agricolo veneto e che da soli rappresentano un- terzo della nostra produzione di qualità”. La posizione di mantenimento di un regime controllato di produzione e impianto dei vitigni è condivisa dal tavolo AREV, composto da Germania, Francia, Italia, Spagna, Portogallo, Slovenia, Austria, Lussemburgo, Grecia, Romania, Ungheria, Repubblica Ceca, Repubblica Slovacca, Cipro, Bulgaria, alla luce di una comune tradizione che culturalmente, fin da almeno un secolo in alcuni Stati membri e fin dagli anni ’70 nell’Unione Europea, è regolata dai diritti di piantagione. (ANSA)

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