Marche: ‘Bio è bello’, anche così battaglia anti-Ogm

“Mangiare è un atto agricolo”: mai citazione più appropriata (é del poeta-contadino americano Wendell Berry) per le Marche, una regione dove la superficie agricola utilizzata copre oltre la metà del territorio e dove il biologico è un settore di punta, sostenuto con una serie di misure previste anche nel Piano di sviluppo rurale 2007-2013. Un settore in cui si riconferma la filosofia anti-Ogm della Regione, in procinto di rilanciare le sue storiche battaglie a Erfurt, in Germania (5-6 settembre), alla Conferenza delle regioni Ogm-free, di cui è presidente l’assessore marchigiano all’Agricoltura Paolo Petrini. Il biologico esordisce nelle Marche nel 1978, con il primo corso sull’agricoltura biologica realizzato dall’Assam in collaborazione con la cooperativa Alce Nero di Isola del Piano (Pesaro Urbino). La prima legge è del ’90, emanata prima del regolamento base comunitario; i primi contributi risalgono al ’93, mentre sarà la legge del ’97, ‘Disciplina dell’agricoltura biologicà, a prevedere, in forma più organica, la promozione e diffusione del biologico. Nelle Marche gli ettari coltivati con produzioni bio sono circa 57mila. Secondo elaborazioni Sinab, Sistema d’informazione nazionale sull’agricoltura biologica, al 31 dicembre 2011 gli operatori sono, nel complesso, 2.127 (+1,4% rispetto al 2010), di cui 1.758 produttori esclusivi; 228 preparatori; 133 che effettuano sia attività di produzione che di trasformazione; 8 importatori che effettuano anche attività di produzione e trasformazione. Le aziende zootecniche biologiche sono 224 (-0,4% rispetto al 2010); quelle di acquacoltura biologica 6. La regione, inoltre, non solo è produttrice di prestigiosi vini bianchi e rossi (all’ultimo Vinitaly erano presenti oltre 200 etichette e 107 espositori), ma anche di un ottimo vino biologico. Le aziende che vendono questo prodotto sono oltre un centinaio. Per quanto riguarda la commercializzazione dei prodotti bio, tendente a esaltare il rapporto produttore-consumatore – la cosiddetta ‘filiera corta’ – le aziende che praticano la vendita diretta sono 168, mentre i Gruppi d’acquisto solidali (Gas), ovvero i consumatori organizzati che contattano e acquistano da aziende di fiducia sono oltre 30. A questo proposito, la Regione ha di recente approvato un bando (scaduto a fine aprile) per consolidare l’esperienza dei gruppi d’acquisto, stimolandone la crescita, e divulgare informazioni sul biologico presso i consumatori e la ristorazione privata. I gruppi di acquisto solidale, peraltro, sono tra i principali consumatori di prodotti biologici. L’iniziativa rientra nella campagna dell’assessorato regionale ‘Conoscere il biologico nelle Marche’, con cui la Regione ha aderito al Piano di azione nazionale con un proprio progetto articolato in quattro azioni: oltre al rafforzamento dei Gas, la ‘Cattedra ambulante biologica’ (Cab), uno strumento informativo dedicato al settore, l’Orto biologico nelle scuole e la promozione del biologico nelle mense scolastiche e ospedaliere. Su quest’ultimo punto è intervenuto di recente l’assessore Petrini osservando che “i contributi della politica agricola non bastano da soli, c’é bisogno anche di un sostegno agli agricoltori fatto di promozione commerciale basata su prodotti freschi, biologici, del territorio ad uso della ristorazione collettiva e di quella privata. La Regione Marche sin dal 1997 si è dotata di una legge per il biologico nelle mense scolastiche, con buoni risultati. Oggi occorre andare oltre, prendendo spunto anche dalle esperienze di altri territori. C’é la possibilità di integrare la strategia di promozione del biologico con il largo paniere ormai disponibile di prodotti a marchio Qm, la qualità garantita dalle Marche. Utile è anche la strada dei capitolati d’appalto, fatti nel rispetto delle norme vigenti, che privilegino le produzioni di qualità”. Altra declinazione del biologico sono gli agriturismi (oltre 180 quelli bio), le biofattorie sociali, ovvero le aziende che offrono servizi sociali, e le biofattorie didattiche. Ed è tutta marchigiana l’esperienza dell’agrinido, tra le prime in Italia, realizzata in un’azienda agricola e agrituristica biologica a Pievebovigliana, in provincia di Macerata. (ANSA)

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