Martina, svolta per agroalimentare,+2% occupati in I semestre

pomodoro lavorazione“Sedicimila nuovi occupati in agricoltura nei primi 6 mesi, per una crescita del 2%, è scenario di svolta per l’agricoltura e conferma l’incremento occupazionale del 2014 (+1,6%)”. Lo afferma il ministro delle politiche agricole Maurizio Martina sulla base dei dati Istat, alla presentazione del rapporto della Fondazione Obiettivo Lavoro-Crisp sull’occupazione agroalimentare. “Penso – aggiunge Martina – che alla crescita del comparto abbiano contribuito le politiche che abbiamo sviluppato in 18-20 mesi”.
Dal rapporto Fondazione Obiettivo Lavoro emerge anche che nell’arco 2008-2014, a fronte di un calo degli occupati in Italia di circa un milione (-4%), le imprese della filiera agroalimentare hanno avuto una perdita di occupati pari a -97 mila unità, pari a -2%. In particolare l’agricoltura, e specialmente il comparto legato alle produzioni vegetali, ha perso circa 55mila occupati (-5.8%), mentre in controtendenza la silvicolura e pesca che hanno addirittura aumentato il numero di occupati. Moto bene il settore dei servizi di alloggio e di ristorazione, cresciuto di 70mila occupati (+5,3%) anche durante il periodo più recente. Il comparto dell’agroalimentare italiano nel suo insieme rappresenta al 2014 il 5,5% degli occupati (due terzi nell’agricoltura e un terzo nella produzione industriale di alimenti e bevande) e il 6,9% delle unità di lavoro del Paese. A dare impulso al settore – sottolinea la ricerca – l’attenzione all’innovazione sostenibile. Dall’indagine effettuata su un campione di aziende della filiera emerge che l’80% delle imprese ha realizzato innovazioni di prodotto e/o di processo tese a migliorarne congiuntamente le performance economiche, il rispetto dell’ambiente e la vita sociale e che il 97% delle stesse intende introdurre innovazioni sostenibili nei prossimi tre anni. Tali innovazioni si concentrano prevalentemente sui processi e le più diffuse riguardano l’utilizzo di fonti di energia rinnovabili (il 74,6%), il riciclaggio e il riutilizzo delle risorse materiali (il 52,2%), l’introduzione di tecnologie in grado di ridurre i consumi energetici, i rifiuti prodotti, l’inquinamento atmosferico (il 65,7%) e i processi di dematerializzazione delle informazioni (il 55,2%). La ricerca si concentra infine sulle nuove forme di lavoro nelle imprese agroalimentari. In particolare, la quota maggiore di offerte di lavoro, pari al 60%, appartiene al settore della ristorazione; segue con il 21% il settore del commercio, con il 16% l’industria alimentare e delle bevande ed infine, con il 3%, il settore agricolo. (ANSA)

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