Marzo nella tradizione rurale

Marzo pazzerello, inaffidabile e tuttavia fondamentale per il passaggio dall’inverno alla primavera, anche nella vita di campagna in cui riprendono alacremente i lavori, tanto che esistono anche nel gergo molti riferimenti al mese: le “Marze” per gli innesti, il formaggio “marzolino”, i “marzuoli” particolari cereali che vengono seminati in questo periodo.
I primi tre giorni di marzo risentono ancora del lom a merz: si bruciano i tralci tagliati dalle viti durante la potatura, erbe secche e paglia vecchia facendo la FOCARINA, rito detto anche CALENDIMARZO . Sempre nei primi tre giorni non si lavorava un tempo, perche’ considerati infausti e pericolosi. Un’altra usanza particolare era solita nella provincia di Piacenza: ci si tagliava i capelli il primo di marzo e questo evitava di scottarsi al sole d’estate. In Romagna invece si brindava con un bicchiere d’acqua per garantirsi buona salute.
Ci si ruzzolava per terra per salvaguardarsi dai dolori reumatici e si mangiavano petali di viola contro l’emicrania. Sono infatti le VIOLE i fiori del mese, che a quanto si diceva mantenevano il profumo solo fino al 25 marzo, giorno in cui si festeggiava la Madonna dei garzoni.
Si contavano anche i venerdi del mese: se erano 5 si credeva che sarebbe stato scarso il raccolto dei legumi, e di venerdi non si toccava il letame della stalla per evitare invasioni di topi. Non si potava la vite, non si tagliava la legna, non si lavavano i panni.
I santi piu’ famosi sono San Giuseppe il 19 marzo, oggi anche festa del papa’, e poi san Benedetto (il 21) e san Gregorio ( il 12) (oggi spostati in estate) a cui si collegano ancora due famosi proverbi:san Benedetto, la rondine sotto il tetto, e Per san Gregorio una rondine per territorio.
Marzo e’ il mese della Quaresima, settimana piu’ settimana meno, quaranta giorni di digiuni: niente carne ne’ grassi, ma anche niente nozze, divertimenti e caccia.
Unica tregua la Mezzaquaresima, il quarto giovedi’ dopo le Ceneri, in cui sembrava di tornare al carnevale, tra feste, balli e tavole imbandite. Periodo in cui in Emilia Romagna si bruciava “la Vecchia”, secondo antichi riti purificatori.
A Forlimpopoli ad esempio ancora oggi, marzo porta ala ribalta la festa della Segavecchia, che prende spunto dalla leggenda che narra la condanna a morte di una vecchia, rea di aver mangiato carne in periodo di Quaresima; in una concezione più moderna, questo avvenimento segna l’inizio della bella stagione e la fine dell’inverno. 7 e 14 Marzo, gli appuntamenti per questo 2010

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