Meno carne per salvare il clima

L’Italia adottera’ ”un programma nazionale per la riduzione dell’impronta di carbonio nel sistema agro-alimentare italiano”. Lo ha detto il direttore generale dell’Ambiente, Corrado Clini, in un incontro nell’ ambito della V Conferenza ministeriale ambiente e salute in corso a Parma fino al 12 marzo. Secondo Clini, nelle strategie nazionali contro le emissioni occorre ”cominciare a intervenire sul ciclo del consumo degli alimenti” e poiche’ ”siamo il Paese della dieta mediterranea siamo nella posizione migliore per svolgere un ruolo di leadership mondiale”. In particolare, secondo i dati citati da Clini, un chilo di carne e’ responsabile dell’equivalente quantita’ di Co2 emessa da un’auto europea di media grandezza ogni 250 chilometri e brucia l’energia necessaria ad illuminare una lampadina da 100 watt per 20 giorni. Inoltre piu’ di due terzi dell’energia vengono spesi per produrre e trasportare il mangime per gli animali. Il ciclo di produzione di tutte le carni per alimentazione umana – si legge nel documento presentato da Clini – e’ responsabile di almeno l’80% delle emissioni dell’agricoltura (il settore agricolo in totale e’ responsabile di almeno il 22% di tutte le emissioni di gas serra prodotti dalle attivita’ umane). A fronte di cio’ una persona che vive 70 anni da vegetariana evitera’ di produrre oltre 100 tonnellate di anidride carbonica equivalente. Quindi, ha affermato Clini, ”un cambiamento nei modelli di consumo e’ necessario per costruire una societa’ sostenibile e a basso contenito di carbonio” e, come per l’energia ”e’ necessario definire una strategia globale per l’agricoltura”. Da qui l’adozione del programma nazionale contro l’impatto alimentare da parte del Comitato nazionale del Cipe che sta aggiornando la strategia nazionale dell’Italia per rispettare gli impegni assunti nell’ambito del pacchetto clima-energia 20-20-20”. (ANSA).

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