Mercati ortofrutticoli veneti sotto la lente

caroteNei mercati ortofrutticoli veneti la merce scambiata nel 2014 è stata di 913 mila tonnellate, il livello più basso dal 2000. Si tratta di ortaggi (466 mila tonnellate, -1,7%), con una quota pari al 51% degli scambi, seguiti dalla frutta fresca (298 mila t, -4,2%) con una quota del 32,6% sul totale delle quantità veicolate. Anche il valore delle merci scambiate è sceso (780 milioni di euro, -15%), risentendo in maniera sfavorevole della flessione dei prezzi registrati nei mercati, che in media sono diminuiti del 12,5%. Sono questi, in sintesi, i dati più significativi che emergono dalle analisi effettuate dagli esperti di Veneto Agricoltura sui dati forniti dai mercati ortofrutticoli regionali.

 Approvvigionamenti
Dal punto di vista della provenienza delle merci, la quantità di prodotto proveniente dal territorio regionale (compreso le provenienze comunali e provinciali), è stata di circa 206 mila tonnellate (il 22,6% del totale delle merci scambiate nei mercati ortofrutticoli del Veneto), in calo rispetto all’anno precedente (-3,1%). Gli arrivi dal territorio nazionale, che costituiscono una quota del 52,5% delle merci in entrata, hanno subito ancora un ulteriore calo e scendono a 479 mila tonnellate (-3,1% rispetto al 2013). Al contrario, le merci provenienti dall’estero hanno registrato un aumento, seppure di modeste dimensioni (228 mila t, +1,5%), e di conseguenza anche la quota relativa è salita al 25% del totale. Per la maggior parte, le merci provengono dall’Unione Europea (circa il 62% del totale, in particolare da Spagna e Paesi Bassi), dal Sud America (13%, in particolare da Argentina e Cile) e dall’America Centrale (10%), che soddisfano le esigenze di frutta e prodotti nei periodi di contro stagionalità.
 
Destinazioni
Per quanto riguarda le destinazioni, per la prima volta la maggior parte delle merci è stata spedita all’estero (40%), mentre solo una quota del 37% è rimasta nel territorio regionale e il restante 23% in Italia, soprattutto nelle altre regioni del nord Italia. I principali mercati di sbocco sono risultati i Paesi a noi vicini (Croazia, Germania, Slovenia e Austria), verso i quali è stato destinato il 56% delle merci in uscita; la parte rimanente ha preso la via dell’est e del nord Europa (da sottolineare che una quota del 9% ha riguardato la Russia, che nel frattempo ha posto delle pesanti restrizioni nei confronti dei Paesi UE)
 
Fornitori
La merce che entra nei mercati solo in minima parte proviene direttamente dai produttori (13,7%) o da loro aggregazioni come le OP/cooperative (22%); i fornitori principali, con una quota sostanzialmente invariata, sono sempre i commercianti (41% delle merci introdotte) e i grossisti (20,5%). Commercianti e grossisti sono anche i principali acquirenti delle merci in uscita dai mercati, con una quota, in leggero aumento, del 58% del totale di merci in uscita. In leggera crescita la quota acquisita dalla distribuzione moderna (21%), mentre è in calo la merce destinata al dettaglio fisso e ambulante (16%).

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