Migranti: su lavoratori sfruttati in agricoltura pesa lo status di “straniero”

raccolta pomodori

Sulla condizione di vulnerabilità e precarietà di gran parte dei lavoratori stranieri in agricoltura continua a pesare lo status di ‘straniero’: questa una delle conclusioni di uno studio, riferito al 2014, realizzato da Cittalia-Anci Ricerche e dalla Fondazione Di Vittorio presentata oggi a Roma, nella sede della Cgil nazionale, nell’ambito del progetto ‘Agree’, nato per “favorire la creazione di una nuova cultura del lavoro agricolo contro lo sfruttamento, il caporalato e l’illegalità”. Secondo lo studio – che ha messo nel mirino il lavoro in alcune aree agricole di Italia (Agro Pontino), Spagna (Maresme, Montsià e Baix Ebre) e Romania (aree rurali) – tra gli altri punti di debolezza figurano anche “l’inadeguatezza dei sistemi di emersione dei casi di sfruttamento” e “la sostanziale assenza di strumenti idonei a tutelare efficacemente le vittime”. Tuttavia, viene evidenziato, in tutti i contesti considerati lo sfruttamento lavorativo è ampiamente diffuso, sia nei casi di produzioni stagionali sia nelle produzioni intensive. In Spagna e Italia viene fatto un “massiccio ricorso a manodopera straniera a basso costo”; in Romania invece si registra la presenza di addetti prevalentemente ‘interni’, “poco qualificati e a basso costo”. A seconda dei diversi luoghi di lavoro, inoltre, emergono tipologie di organizzazione produttiva che favoriscono in modo diverso le forme di sfruttamento. Nell’Agro Pontino, quindi, “lo sfruttamento è diffuso in modo uniforme su tutto il territorio, non solo tra i lavoratori presenti irregolarmente, ma anche tra chi possiede un regolare permesso di soggiorno”. Un peso particolare, poi, è dato dalle dimensioni delle aziende, non a caso in tutti i territori considerati “lo sfruttamento – sottolinea lo studio – è più diffuso tra le piccole aziende a conduzione familiare”, che riescono a sopravvivere alla concorrenza degli altri produttori “grazie alla compressione dei costi di produzione, scaricandola sulle condizioni lavorative e salariali della forza lavoro”.

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