Mozzarella di bufala campana: le proposte della Cia

Miglioramento della qualità delle produzioni; definizione del prezzo del latte; interventi a sostegno del comparto; Piano di promozione delle produzioni. Sono queste le quattro priorità indicate dalla Cia-Confederazione italiana agricoltori durante l’audizione alla Commissione Agricoltura della Camera sulla situazione del comparto della mozzarella di bufala campana Dop.
Per la Cia è indispensabile che vengano intensificati i controlli sulla qualità della produzione commercializzata, con il marchio Dop o senza, al fine di evitare la perdita di immagine della Dop stesso, già fortemente danneggiata in questi ultimi anni, garantendo il rilancio del prodotto mozzarella su basi altamente qualitative.
Le garanzie di rilancio del prodotto e la possibilità di stimolare nuovi investimenti nel comparto da parte degli agricoltori, così duramente colpiti in questi anni, può poggiare le basi su una produzione altamente qualificata che -ha ribadito la Cia- mira a mercati anche esteri e che ha alla base controlli che garantiscono come è prodotta, da dove proviene il latte e che è rispettato il disciplinare in caso di prodotto Dop.
Per la Cia, il mercato del latte di bufala non può vivere nell’anarchia totale. E’ indispensabile un controllo con la definizione di un’intesa interprofessionale che possa garantire tutti gli attori della filiera. La disponibilità sul mercato di latte a prezzo estremamente basso deve essere impedita e perseguita, smascherando le stesse pratiche discutibili ed anche illegali che, comunque, mettono a dura prova le possibilità di tracciare il prodotto.
Gli allevatori, d’altra parte, si sono sempre dichiarati disponibili all’introduzione di parametri di qualità, ma non possono rinunciare -ha sottolineato la Cia durante l’audizione- alla struttura del contratto che individua il doppio prezzo di otto mesi estivi e quattro invernali.
Le scelte e gli eventi degli ultimi anni hanno progressivamente svalutato la mozzarella di bufala campana. Basti dire che -ha aggiunto la Cia- importanti aziende trasformatrici impegnate nel comparto, dovendo pubblicizzare il proprio prodotto, non puntano sul marchio Dop, ma su quello generico. Fare promozione senza definire prima un nuovo Piano dei controlli di qualità del prodotto a denominazione potrebbe risultare un grave errore.
La lenta ma costante ripresa delle vendite di mozzarella in questi mesi ha dimostrato che -ha rimarcato la Cia- il prodotto è ancora vitale, nonostante lo scadimento della qualità generale per diffuse pratiche produttive non compatibili con la Dop.
Un’ultima ma non irrilevante esigenza è quella .-ha concluso la Cia- di pervenire alla definizione di un nuovo regolamento del voto interno al Consorzio di Tutela che possa garantire a pieno gli allevatori assicurando agli stessi adeguata rappresentanza.

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