Mozzarella di bufala: i produttori a Bruxelles chiedono l’etichetta antifrode

Fronte unico e gran gioco di squadra al Parlamento europeo a Bruxelles dove tutte le forze politiche italiane erano presenti per sostenere la manifestazione degli allevatori campani a sostegno della mozzarella e del latte di bufala della loro regione. Da parte di tutti gli europarlamentari – l’iniziativa e’ stata presa da Crescenzio Rivellini (Pdl) – e’ stato confermato la volonta’ di rafforzare la normativa europea che regola il settore. ”Contrariamente alle manifestazioni irruente, ha indicato Rivellini – gli allevatori hanno portato 300 kg di mozzarella di bufala campana Doc per prendere i deputati europei per la gola, rivendicando pero’ i loro diritti”. Diritti su cui il Parlamento sta gia’ lavorando. Passi avanti sono già stati fatti – ha spiegato il presidente della commissione agricoltura Paolo De Castro – con la richiesta che in etichetta l’origine sia indicata nell’alimento finale (zootecnico e no), ed in particolare quando un prodotto agricolo caratterizza il prodotto finale. ”Attenzione pero’ – ha detto De Castro – non bisogna farsi male da soli”. Il deputato Andrea Cozzolino (Pd), ex assessore campano, difendendo a spada tratta la mozzarella di bufala Dop in quanto ”prodotto piu’ controllato al mondo” ha polemizzato: ”Se fossi stato ministro non avrei dato la notizia in televisione, si rischia di dare un colpo serio al settore”. La difesa delle produzioni tipiche, tradizionali e di qualita’ e’ comunque un impegno comune di tutti i parlamentari italiani come hanno sottolineato anche i vicepresidente del Parlamento Mario Mauro (Ppe-Pdl) e Gianni Pittella (S&d-Pd) oltre i deputati del Pdl Roberta Angelilli, Giovanni La Via (Pdl), Polito Salatto. Sulla stessa linea Carlo CAsini (Udc e Nicolo’ Rinaldi e Vincenzo Iovine (Idv). Raffaele Ambrosca, il presidente della Lega allevatori bufalini (Lav) ha insistito su tre richieste specifiche. In primo luogo, e in contrasto con l’assessore regionale all’agricoltura campano, Gianfranco Nappi, Ambrosca ha chiesto una modifica del disciplinare di produzione ”al fine di rafforzare il controllo sulla stalla da dove proviene il latte per la produzione di bufala campana a denominazione d’origine protetta (Dop)”. Per la Lega degli allevatori bufalini ”sull’involucro del prodotto va specificato non solo il nome del caseificio ma anche della stalla che produce il latte” Per la Lav bisogna poi evitare gli eventuali caroselli che potrebbero permettere a latte di bufala essiccato (ma non di bufala mediterranea italiana) di entrare in un paese del nord Europa dove l’import e’ permesso per poi diventare diventare prodotto comunitario. ”Del resto come e’ possibile – si chiede Ambrosca – che dopo un abbattimento di 50.000 capi in seguito alla malattia della brucellosi degli anni scorsi, nel 2009 si siano ancora prodotte il 30% di mozzarelle di bufala campana in piu”’. Infine i produttori chiedono che il controllo sanitario sulle bufale sia attuato con il metodo batteriologico. (di Patrizia Lenzarini – ANSA)

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